Alcuni casi "storici"

CARLO PONZI

Carlo Ponzi, l'ideatore dello schema truffaldino che porta il suo nome, nacque nel 1882 ed è universalmente considerato uno dei più grandi truffatori della storia americana. Nel 1903, arrivò a Boston con soli 2 dollari e 50 centesimi, in quanto i risparmi che si era portato dall'Italia erano stati persi con il gioco d'azzardo durante la lunga traversata.

Nel 1907 Ponzi trovò lavoro a Montreal come consulente di una banca fondata da Luigi Zarossi, il Banco Zarossi. Il tasso di mercato dell'epoca era circa il 3% ma questa banca, che gestiva i risparmi degli immigrati, garantiva ben il 6% facendo, ovviamente, incetta di risparmi. Ben presto Ponzi si rese conto della situazione critica e delle difficoltà economiche della banca, che pagava i cospicui interessi utilizzando il denaro dei nuovi correntisti attraverso un sistema destinato a fallire e, infatti, la banca fallì e Zarossi scappò in Messico con il denaro rimasto in cassa.

Successivamente, Ponzi cercò di creare un volume unico con gli annunci pubblicitari di vari commercianti, una sorta di Pagine Gialle, che però, sfortunatamente, non riuscì a trasformarsi in un business redditizio e l'impresa fallì miserabilmente. Nonostante l'impresa di Ponzi fosse oramai fallita, qualche settimana dopo una società spagnola richiese informazioni in merito ai cataloghi e dentro la busta inserì un buono di risposta internazionale (in inglese: International Reply Coupon o anche IRC), una cosa che Ponzi, pur avendo lavorato per le Poste italiane, non aveva mai visto.

Il buono di risposta internazionale – nato il 26 maggio 1906 durante il congresso UPU (Unione Postale Universale) di Roma e venduto a partire dal 1° ottobre 1907 in una sessantina di paesi – era un buono postale che consentiva al mittente di pagare la tariffa di risposta del ricevente nell'ambito di una corrispondenza internazionale. L'utilità del buono di risposta internazionale era indubbia: permetteva, infatti, ai residenti di una nazione di rimborsare il costo della risposta del destinatario di un messaggio semplicemente usando il buono per richiedere, nel proprio Paese, i francobolli necessari alla risposta.

Se la lettera avesse richiesto una risposta nello stesso Stato dell'invio non ci sarebbero stati problemi, poiché sarebbe stato sufficiente inserire dei francobolli validi in tutto il territorio dello Stato, ma se la risposta era richiesta da un soggetto di una nazione diversa da quella del destinatario, ecco che i francobolli non potevano essere inviati perché non avevano alcun valore. Con il buono di risposta internazionale era sufficiente recarsi in un ufficio postale per ottenere l'affrancatura minima per un invio di posta aerea per l'estero.

In quegli anni i buoni venivano venduti al prezzo dell'affrancatura del Paese di emissione ma, se nel Paese dove venivano scambiati con francobolli la tariffa era diversa, ecco che si creava una condizione che rendeva possibile un'operazione che rendeva possibile un guadagno senza rischio (cd. Arbitraggio).

Nel primo dopoguerra, in Italia, l'elevata inflazione aveva, di fatto, diminuito il costo dell'affrancatura in dollari statunitensi e Ponzi aveva immediatamente colto l'affare: acquistando i buoni in Italia e scambiandoli con francobolli statunitensi la cifra spesa e quella ricavata erano molto diverse.

Carlo Ponzi costituì immediatamente una società per gestire questo business, la Securities Exchange Company. L'affare consisteva nel comperare gli IRC in Italia, spedirli in America e scambiarli con il controvalore in francobolli statunitensi; questo arbitraggio non era illegale e permise, sulla carta, profitti del 400%. In questo modo Ponzi poté promettere ai potenziali investitori un tasso di rendimento del 50% in soli 90 giorni e iniziò a raccogliere i primi capitali.

L'affare esplose tra le mani di Ponzi: tutti volevano entrare nel business anche perché si era sparsa la voce dei favolosi rendimenti che venivano, effettivamente, pagati. Gli agenti assunti da Ponzi per raccogliere fondi ebbero gioco facile perché i primi investitori furono profumatamente remunerati e non c'era nulla di meglio del passaparola entusiasta per convincere anche i più scettici.

Durante un discorso pronunciato a Boston, il 10 agosto 1920, lo stesso Ponzi esemplificò la situazione: "Prendo un dollaro, con il cambio di oggi ottengo 18 lire italiane che mi bastano per comprare in Italia 60 buoni di risposta internazionali che poi converto negli Stati Uniti per 3 dollari". La realtà era ben diversa; sulla carta, infatti, era possibile fare un arbitraggio ben remunerato, nella realtà però i costi di acquisto, trasporto e conversione annullavano qualsiasi convenienza dell'operazione.

Con l'aumentare dei fondi Ponzi cominciò a pensare in grande, aprì un conto nella Hannover Trust Bank e nel luglio 1920, quando oramai aveva raccolto svariati milioni di dollari, ne assunse il controllo, rilevando il 38% delle azioni. L'acquisto delle banca permise a Ponzi di effettuare le operazioni finanziarie necessarie al suo business senza essere soggetto a possibili controlli esterni che avrebbero potuto far emergere la verità: non c'era nessun business; semplicemente gli interessi venivano pagati con i soldi dei nuovi sottoscrittori.

Si scatenò una vera febbre isterica: tutti volevano investire e la gente ipotecava le proprie case per poter investire la maggior quantità di denaro possibile. In quel periodo, Ponzi, riuscì a raccogliere oltre 250.000 di dollari al giorno, una cifra incredibilmente alta per l'epoca.

Fu creato un "solido" castello di carta, dove Ponzi remunerava gli investitori con i soldi dei nuovi flussi di denaro e rimborsava gli investitori che dubitano del suo business, mettendo a tacere le voci di insolvenza che cominciavano a comparire.

Il castello iniziò a vacillare quando Clarence Barron, un analista finanziario, esaminò la società di Ponzi e arrivò alla conclusione che, per poter garantire quello che prometteva, Ponzi avrebbe avuto bisogno di 160.000.000 di Buoni di Risposta Internazionale; il problema era che in circolazione ve ne erano solamente 27.000. Gli investitori, presi dal panico, assediarono l'ufficio di Ponzi che restituì 2.000.000 di dollari, discutendo con gli investitori che, ancora una volta, si sentirono rincuorati e decisero di lasciargli i loro risparmi.

Il clamore della faccenda non sfuggì ai dirigenti delle Poste che il 28 luglio 1920, con effetto dal 15 agosto, modificarono i tassi di conversione postale per la prima volta dal dopoguerra, rendendo l'arbitraggio di Ponzi non più conveniente nemmeno a livello teorico.

Il 10 agosto gli agenti federali misero i sigilli sia alla Securities Exchange Company che alla Hannover Trust Bank e, il 13 agosto, Ponzi fu arrestato. Non si trovò neanche un buono di risposta internazionale e 40.000 investitori, che avevano conferito 15.000.000 di dollari, restarono nella disperazione più profonda.

Nel 1934 Ponzi uscì definitivamente di prigione e fu fatto rimpatriare in Italia. Dopo avere svolto alcune attività in Italia, emigrò in Brasile dove morì nel 1949 in un ricovero per poveri.

BERNARD MADOFF

Bernard Madoff, per operare a Wall Street dal 1980 fino al 2008, adottò uno schema Ponzi, generando un buco di 50 miliardi di dollari.

Madoff nacque a New York il 29 aprile 1938 da una famiglia di origine ebraica e, fin da giovane, dimostrò di avere talento per la gestione del denaro. A 22 anni iniziò la sua avventura nel mondo della finanza e fondò la sua prima società: la Bernard Madoff Investment Securities.

L'attività della sua società spaziava dalla negoziazione titoli allo sviluppo di piattaforme elettroniche di trading per azioni e derivati, attività per le quali ebbe come partner le più prestigiose firme di Wall Street, da Goldman Sachs a Merrill Lynch. Nell'83 divenne uno dei primi membri americani del London Stock Exchange, fu tra i pionieri della borsa elettronica e, nel 1990, diventò presidente del Nasdaq. La sua fama, in particolare nella comunità ebraica, fu talmente forte che fu soprannominato "Jewish Bond", ossia l'obbligazione ebraica, per la sua sicurezza e stabilità.

Madoff giunse ai vertici di Wall Street; tra i suoi clienti c'erano banchieri di tutto il mondo, personaggi dello spettacolo, imprenditori e ignari investitori, tutti attirati dai rendimenti elevati che venivano promessi.

I rendimenti passati non sono garanzia di quelli futuri. Questo diffuso e famoso disclaimer non sembrava valere per Madoff che, effettivamente, ogni anno, sia con posizioni rialziste che ribassiste, riusciva a guadagnare circa il 10%. Sempre.

Ufficialmente Madoff comperava e vendeva titoli per conto di altri broker e istituzioni: era, in altre parole, un grande market maker. I suoi guadagni sembravano giustificati proprio dall'attività di intermediazione che, grazie alla sua particolare posizione sul mercato, gli permetteva di guadagnare piccole somme su un enorme numero di transazioni. Madoff non prometteva agli investitori guadagni eccessivamente alti, ma dava garanzie di stabilità e rischi minimi. Anziché sfruttare l'avidità, faceva leva sul desiderio di sicurezza.

Il fatto che i rendimenti non scendevano mai sotto il 10% annuo attirò l'attenzione di un analista finanziario, Harry Markopolos, un dipendente di una società concorrente di Madoff, che nel 1999 sottopose all'attenzione della Securities and Exchange Commission (SEC), l'Autorità di vigilanza statunitense, le strategie del fondo di Madoff ritenendole irrealistiche. A fine del 2005 Markopolos denunciò nuovamente alla SEC che «Madoff Securities era il più gigantesco schema Ponzi del mondo». Ma le sue accuse caddero inascoltate.

La situazione implose quando la crisi del 2008 bloccò nuovi afflussi di capitale e cominciarono i disinvestimenti. Madoff non riuscì ad arginare il flusso negativo di denaro, pressato da 7 miliardi di riscatti che non era in grado di onorare, e il 10 dicembre 2008 confessò che una branca della sua società finanziaria non era altro che uno schema Ponzi.

L'11 dicembre quando gli agenti dell'FBI giunsero nel suo appartamento per arrestarlo, Madoff, candidamente dichiarò di non avere spiegazioni innocenti per giustificare il buco da 50 miliardi di dollari. Vittime della truffa furono fondazioni benefiche, organizzazioni caritatevoli, amici da una vita e, perfino, la fondazione per le vittime dell'olocausto.

Il metodo proprietario di fund management adottato era uno "schema Ponzi" in cui il denaro dei nuovi sottoscrittori era servito a pagare gli interessi di chi aveva già sottoscritto e non era stato effettuato nessun investimento rilevante. Tutto si reggeva unicamente su una "catena di Sant'Antonio".

Il 13 marzo 2009 iniziò il processo; Bernard Madoff fu condannato a 150 anni di carcere.

L'affare Madoff – di cui furono vittime anche primari banchieri di livello mondiale – dimostra che non solo dei piccoli risparmiatori "sprovveduti", ma anche le più grandi banche d'affari possono essere colpite da questi comportamenti "truffaldini".

 

* * *

I due esempi sopra illustrati aiutano a comprendere come l'avidità, ma a volte anche il bisogno di sicurezza, possano accecare gli investitori togliendogli la lucidità necessaria per comprendere che certe promesse di guadagno sono semplicemente troppo belle per essere vere.