La moneta fisica

Man mano che l'economia si articola su più attività produttive - grazie anche allo sviluppo delle tecniche lavorative, di una più diffusa presenza sul territorio di comunità organizzate stabili e di un sistema di vie di comunicazione in grado di consentire lo scambio a maggiori distanze - ogni singolo organismo economico (individuo, famiglia, piccola comunità) è maggiormente invogliato a produrre non solo ciò che serve al soddisfacimento dei propri bisogni, ma anche beni destinati alla vendita. Si crea così un mercato di scambio delle merci prodotte proprio per la rivendita.

La moneta metallica (e, più tardi, quella bancaria) si afferma come unico "mezzo" convenzionalmente accettato per l'acquisto e la vendita delle diverse merci presenti nel mercato, perché costituisce il modo più semplice per dare un valore e, quindi, poter scambiare tra una pluralità di soggetti la moltitudine di beni negoziabili.

Per soddisfare tutte queste funzioni in modo ottimale, la moneta deve essere disponibile, accessibile, durevole, fungibile, portatile e affidabile, ossia mantenere una capacità di acquisto di beni e servizi stabile nel tempo. E' proprio grazie a queste proprietà che, ben presto, le transazioni monetarie hanno soppiantato gli scambi fondati sul baratto.

Per riassumere queste funzioni, si dice che le proprietà della moneta siano le tre seguenti:

  • misura del valore dei beni e dei servizi;
  • mezzo di pagamento comunemente accettato;
  • deposito di valore.

Per oltre due millenni le monete metalliche furono coniate in metalli preziosi (argento e oro). Le banconote - introdotte in Cina nel Seicento d.C. - furono utilizzate in Europa solo nel XVIII° secolo. Mentre le monete avevano un valore intrinseco determinato dal valore dei metalli [1] ("la moneta come merce"), le banconote avevano un valore intrinseco nullo: rappresentavano solo una semplice "promessa di pagamento".

Proprio per attribuire un valore (reale) alla moneta cartacea (più facile da gestire rispetto a quella metallica), nel XVIII° molti Stati introdussero un regime aureo della moneta: l'emissione di banconote era realizzata dalla banca centrale (avente il monopolio d'emissione delle monete) per un valore nominale pari al valore delle proprie riserve auree. Questo regime è cessato formalmente il 15 agosto 1971, quando il presidente degli Stati Uniti d'America, Richard Nixon, cancellò la possibilità di conversione in oro del dollaro USA.

Nelle economie moderne, il valore della moneta (cartacea, metallica o elettronica che sia) è esclusivamente costituito dal grado di fiducia che hanno i detentori di mantenere il attraverso di essa il potere d'acquisto di beni e servizi nel tempo; tale valore è quindi fondato sulla credibilità/affidabilità dell'istituzione che emette moneta di "governare" l'economia.

Quando si parla di moneta a disposizione del pubblico, occorre fare riferimento sia alla moneta legale emessa dalla banca centrale (c.d. circolante), sia alla c.d. moneta bancaria, ossia ai mezzi di pagamento che si possono usare a fronte di depositi bancari (assegni, carte di credito, bonifici, ecc.).

 

Box Esempi:

Esempio storico di eliminazione della moneta e di esperimento di introduzione di un meccanismo "scientifico" di scambio non monetario dei beni.

Da Andrea Graziosi,

L'URSS di Lenin e Stalin – Storia dell'Unione Sovietica. 1914 – 1945, Il Mulino (2007) pagg. 137 – 139

"Al primo posto vi era dunque lo sforzo di costruire un'economia non monetaria, una comune onnicomprensiva nella quale la distribuzione fosse regolata da bisogni la cui identificazione fosse lasciata all'apparato burocratico, e teoricamente basata sul lavoro, unica vera misura del valore [...]. [...] [P]rofittando anche di un'iperinflazione di cui non ci si preoccupava [...] [i] salari cominciarono ad essere pagati in natura [...].

Nel giugno 1920 il commissariato alle Finanze venne trasformato nell' "ufficio contabile dello stato proletario" [...], in modo da introdurre un sistema di compensazioni non monetarie. [...] Nel giugno 1921 il governo discusse l'abolizione dei conti in moneta alle istituzioni sovietiche e l'introduzione di una contabilità materiale, vale dire in unità fisiche. Subito dopo furono soppresse le tasse in moneta. L'abolizione del denaro stava ormai diventando una realtà. [...] Una volta abolita la moneta in che unità si sarebbero fatti nel settore pubblico i calcoli indispensabili a qualunque gestione economica? Come sarebbero stati redatti i piani che avrebbero guidato lo sviluppo futuro? [...]

Thorstein Veblen [NdR un economista e sociologo socialista americano] [...] si chiedeva come superare gli intralci dello scambio per far guidare l'economia, liberata dalle catene della finanza, da capacità produttiva e bisogni fisici [...]. Veblen proponeva di guidare l'industria tramite la compilazione di quelle che chiamò "tabelle organizzative pratiche" degli scambi in unità fisiche tra i vari settori industriali, le quali avrebbero permesso un'allocazione razionale di risorse. [...]L'utilizzo di queste tabelle era cominciato nell'aprile 1920, quando il governo [sovietico] aveva formato una commissione incaricata di "porre le fondamenta dei calcoli materiali".

Ci si accorse però presto che era impossibile costruire con esse un bilancio generale dell'economia, visto che vi erano scambi non riducibili a unità fisiche, e questo indipendentemente dai limiti di tabelle che non potevano replicare i miliardi di scambi di centinaia di migliaia di prodotti che avvengono ogni giorno anche in un'economia poco sviluppata, e da quelli di unità fisiche capaci di fornire un numero di informazioni di gran lunga inferiori ai prezzi. Solo di acciaio, o di chiodi, ve ne erano per esempio centinaia, se non migliaia di qualità [...]. Si cercò quindi un sostituto dei prezzi di mercato altrettanto ricco d'informazioni e capace di orientare le scelte economiche. [...] la scelta cadde sull'unità di lavoro (la tred). [...] Accanto alla tred vi fu chi propose l'ened (l'unità di energia), l'ora-individuo, l'ora individuo-macchina ecc..

La nuova unità di conto sarebbe dovuta servire per elaborare [il] "piano economico unico" [...]. Ma la nuova unità di conto non si riusciva a trovare, per la semplice ragione che il lavoro non era una quantità omogenea e riconducibile a unità e non era possibile ricondurre al solo lavoro il valore di tutti i beni. [...] Il sistema elaborato nel 1919 – 1920 aveva insomma provato la propria incapacità di funzionare, nella sua forma pura, vale a dire senza unità di conto, prezzi e mercati di alcun genere [...]."

 


[1] Nel diritto comune in epoca medievale, il valore giuridicamente rilevante nella moneta era costituito dal valore intrinseco e non da quello nominale.