Bollettino


Comunicazione n. 0579256 del 26-9-2019

Oggetto: [...società A...] - Quesito in ordine alla sussistenza dell'obbligo di redigere il comunicato dell'Emittente ed il parere degli amministratori indipendenti, di cui agli artt. 103, comma 3, del D. Lgs. n. 58 del 1998, 39 e 39-bis del Regolamento Consob n. 11971 del 1999, in caso di offerta pubblica di acquisto di azioni [...società A...] promossa da [...società B...]

1. Premessa

Si fa riferimento alla nota trasmessa alla Consob il 9 agosto 2019, con la quale codesto Studio Legale, per conto di [...società A...] (... o l'“Emittente”) e di [...società B...] (... o la “Controllata”), ha sottoposto all'attenzione della Commissione talune questioni (il “Quesito”) concernenti, tra l'altro, l'obbligo di redigere il comunicato dell'Emittente ed il parere degli amministratori indipendenti, di cui agli artt. 103, comma 3, del D. Lgs. n. 58 del 1998 (“Tuf”), 39 e 39-bis del Regolamento Consob n. 11971 del 1999 (“Regolamento Emittenti”), in relazione all'ipotesi di offerta pubblica di acquisto volontaria parziale su azioni [...società A...] promossa da [...società B...] (“Offerta”).

Si fa altresì riferimento alla nota del 5 settembre 2019 con la quale codesto Studio Legale ha trasmesso, in bozza, i verbali degli organi sociali delle predette società, concernenti “l'iniziativa e l'istruttoria preliminare” in merito all'Offerta.

2. Il Quesito

2.1 Nel Quesito si premette che le questioni poste all'attenzione della Commissione riguardano il possibile annuncio di un'offerta pubblica di acquisto volontaria parziale su azioni ordinarie [...società A...] – società quotata sull'MTA, segmento STAR – che sarebbe promossa dalla stessa [...società A...] tramite la società interamente controllata [...società A...], ai sensi dell'art. 2359-bis del codice civile e dell'art. 102 del Tuf.

Ciò premesso, codesto Studio Legale ha chiesto che la Commissione si pronunci in merito alle seguenti questioni (il “Quesito”):

1) sussistenza dell'obbligo per l'Emittente di redigere il comunicato di cui agli artt. 103, comma 3, del Tuf e 39 del Regolamento Emittenti (“Comunicato dell'Emittente”) nonché, più in generale, applicabilità degli artt. 102, commi 2 e 5, 103, comma 3-bis e di ogni altra disposizione del Tuf che pone a carico dell'Offerente o dell'Emittente specifici obblighi informativi nei confronti dei dipendenti o dei loro rappresentanti, nonché degli artt. 104, 104-bis e 104-ter del Tuf;

2) sussistenza dell'obbligo per gli amministratori indipendenti dell'Emittente di redigere il parere previsto dall'art. 39-bis, del Regolamento Emittenti (“Parere degli amministratori indipendenti”), nonché applicabilità dell'art. 40-bis del Regolamento Emittenti, che prevede la riapertura dei termini dell'offerta;

3) sussistenza di ipotesi di concerto ai sensi dell'art. 101-bis del Tuf.

2.3. Con riferimento al primo dei suddetti quesiti, codesto Studio Legale, al fine di corroborare la tesi secondo cui non sussisterebbe l'obbligo di redigere il Comunicato dell'Emittente, ha, tra l'altro, osservato come nel caso di offerte su azioni proprie promosse dal medesimo Emittente tale obbligo “sembra pacificamente non sussistere (pur in assenza di specifica previsione normativa) in virtù della coincidenza tra offerente ed emittente”. Ciò atteso che la ratio di tale obbligo, di favorire un confronto dialettico tra soggetti aventi interessi diversi (i.e., offerente ed emittente) al fine di consentire all'oblato “la formazione di un'opinione corretta ed obbiettiva ... non può trovare applicazione in quanto l'identità tra offerente ed emittente impedirebbe la possibilità stessa di un confronto dialettico, privando di significato la redazione di un comunicato da parte dello stesso soggetto chiamato a redigere il documento di offerta”.

In tale prospettiva, la ratio che giustificherebbe l'esenzione dall'obbligo di pubblicare il Comunicato dell'Emittente, “implicitamente” prevista per le offerte pubbliche di acquisto di azioni proprie promosse dal medesimo Emittente, “[dovrebbe] trovare applicazione analogica all'ipotesi di acquisti (tramite offerta pubblica di acquisto) di azioni della società controllante quotata compiuti dalla società controllata non quotata, ai sensi dell'art. 2359-bis, cod. civ., anche avuto riguardo alle caratteristiche concrete dell'Emittente e dell'Offerta”. Ciò, in particolare, in ragione del fatto che “[...società B...] è interamente controllata da [...società A...] e gli amministratori esecutivi di [...società A...] rivestono le medesime cariche anche nel CdA [...società B...] (composto da soli tre membri), nonché avuto riguardo all'attività svolta rispettivamente da [...società A...] (holding) e da [...società B...] (società operativa del gruppo soggetta alla direzione e coordinamento di [...società A...]), non sembrano potersi rinvenire ... due separati centri di interesse.

Con riferimento al secondo quesito, invece, nella prospettazione di codesto Studio Legale non vi sarebbe alcun obbligo di redigere il Parere degli amministratori indipendenti posto che l'Offerta “non risulta integrare alcuna delle fattispecie” previste dall'art. 39-bis del Regolamento Emittenti[1] ai fini della redazione del parere stesso.

Avuto riguardo, infine, al terzo quesito, codesto Studio Legale, al fine di escludere la configurabilità con riferimento all'Offerta delle ipotesi di concerto previste dall'art. 101-bis del Tuf, richiama la comunicazione n. DEM/1059750 del 2 agosto 2001, con la quale la Consob “ha espressamente escluso che l'istituto del concerto possa trovare applicazione agli acquisti diretti (o indiretti ai sensi dell'art. 2359-bis cod. civ.) di azioni proprie, con la conseguenza che [...società A...], in quanto controllante dell'Offerente, non potrebbe considerarsi “persona che agisce di concerto” con [...società B...]” e, nello stesso senso, “gli amministratori di [...società B...] non potranno ritenersi persone che agiscono di concerto con l'Offerente”.

3. Considerazioni sul Quesito

3.1 Con riferimento alla prima questione, concernente la sussistenza dell'obbligo di redigere, in relazione all'Offerta, il Comunicato dell'Emittente, si ritiene debba essere data risposta positiva, sulla scorta del seguente percorso argomentativo.

Punto di partenza per la disamina non può che essere la disposizione interessata nella vicenda in esame, l'art. 103, comma 3, del Tuf, che prevede, in caso di svolgimento di offerte pubbliche di acquisto o di scambio, che “[i]l consiglio di amministrazione dell'emittente diffonde un comunicato contenente ogni dato utile per l'apprezzamento dell'offerta e la propria valutazione sulla medesima[2].

La disposizione è chiara nel porre a carico dell'emittente un vero e proprio obbligo di redigere e rendere pubblico un comunicato contenente un parere motivato sull'offerta, in modo tale da fornire agli azionisti tutte le informazioni ritenute necessarie per poter valutare compiutamente quest'ultima.

In tal senso, l'esame diacronico della legislazione in materia, in particolare, la circostanza che la legislazione previgente prevedesse una mera facoltà dell'emittente di diffondere tale comunicato[3], costituisce il più valido indice della consapevole ed univoca volontà del legislatore di rendere obbligatorio il comunicato stesso, senza prevedere, peraltro, ipotesi di esenzione da tale obbligo.

L'obbligatorietà di tale comunicato risulta, poi, in linea con la Direttiva 2004/25/CE (“Direttiva OPA”), che, all'art. 9.5, recita: “l'organo di amministrazione della società emittente redige e rende pubblico un documento contenente il suo parere motivato sull'offerta, compreso il suo parere sugli effetti che il suo eventuale successo avrà su tutti gli interessi della società, ...”.

La ratio sottesa alla norma è, del resto, piuttosto chiara: la formazione di un'opinione corretta ed obiettiva (da parte degli oblati) in merito all'offerta può discendere solo dalla contrapposizione tra flussi informativi originati da interessi se non opposti (come nel caso di offerta pubblica di acquisto “ostile”), sicuramente diversi (offerente ed emittente), sicché un fondato giudizio sull'offerta non può certo formarsi sulla base della sola informazione messa a disposizione dall'offerente, mediante il documento di offerta, ma anche di quella messa a disposizione dall'emittente, tramite, appunto, il comunicato in esame.

Orbene, a fronte di una regola chiara e univoca, quale quella appena esaminata, sono precluse opzioni ermeneutiche che, facendo leva, come nella specie, sulla richiamata ratio della norma, tentano di configurare ipotesi di esenzione rispetto al ridetto obbligo di redigere il comunicato che confliggerebbero con il dato testuale della disposizione legislativa stessa.

Più nel dettaglio, deve essere disatteso l'argomento che, muovendo dalla considerazione per cui in caso di offerte pubbliche di acquisto promosse dall'emittente su azioni proprie è prassi non diffondere il comunicato in parola, ritiene applicabile tale medesima prassi anche alle offerte su azioni dell'emittente promosse da una società dallo stesso controllata.

Si osserva che solo nei casi di offerte promosse dall'emittente l'orientamento della Consob è stato quello di ritenere non obbligatorio il comunicato in parola; tale orientamento si riferisce ad offerte promosse su azioni proprie dallo stesso emittente, in cui vi è una “perfetta” identità con l'offerente – sì da rendere inutile la diffusione del comunicato stesso –, sicché a diverse conclusioni deve giungersi allorquando, come nella vicenda in esame, tali offerte sono promosse da soggetti giuridici formalmente distinti (i.e. società controllate dall'emittente).

Significativa appare, in questa direzione, la considerazione che il consiglio di amministrazione di [...società A...], cui è demandata l'approvazione del comunicato in parola, si compone di 9 amministratori (uno dei quali tratto dalla “lista di minoranza” degli azionisti), mentre il consiglio di amministrazione dell'offerente [...società B...], cui è demandata la redazione del documento d'offerta, di “soli” 3 amministratori (sebbene l'amministratore delegato ed il Presidente delle rispettive società siano coincidenti).

Né può essere valorizzata, in senso contrario a quanto fin qui esposto, l'osservazione che fa leva sulla non configurabilità, nella specie, di due separati centri di interesse, posto che “[...società B...] è interamente controllata da [...società A...] e gli amministratori esecutivi di [...società A...] rivestono le medesime cariche anche nel CdA [...società B...] ...” e “avuto riguardo all'attività svolta rispettivamente da [...società A...] (holding) e da [...società B...] (società operativa del gruppo soggetta alla direzione e coordinamento di [...società A...])”.

Tale argomentazione, infatti, non tiene conto, in linea generale, della circostanza che la sussistenza di un rapporto di controllo e della conseguente attività di direzione e coordinamento rende in ogni caso – e a maggior ragione – necessario che le decisioni degli amministratori della società controllata siano adeguatamente motivate, onde consentire una valutazione degli eventuali danni che le stesse possano arrecare alla società sottoposta all'altrui direzione.

Detto altrimenti, nessuna identità tra offerente ed emittente può inferirsi solo perché sussiste una relazione di controllo e di attività di direzione e coordinamento tra [...società A...] e [...società B...], atteso che i Sigg.ri [...Tizio...] e [...Caio...] nella loro qualità di amministratori esecutivi di [...società B...] devono in ogni caso assumere una decisione che “guardi” (anche) all'interesse di tale società, sebbene, nella stessa veste di amministratori esecutivi – questa volta – della controllante [...società A...], abbiano giudicato favorevolmente la medesima Offerta.

E il rilievo non è di poco momento, atteso che si tratta di un'operazione per effetto della quale vi sarebbe un consistente utilizzo della “cassa” della controllata [...società A...] e che le azioni acquistate sarebbero, in parte, assegnate agli amministratori esecutivi (tra i quali proprio [...Tizio...] e [...Caio...]) e dei dirigenti con responsabilità strategiche di [...società A...], in attuazione del piano di incentivazione azionaria approvato dall'assemblea di [...società A...].

A tal proposito, significativo è che dall'esame del verbale della riunione del consiglio di amministrazione di [...società B...] del 26 luglio 2019 – in cui gli amministratosi esecutivi di [...società B...] (e di [...società A...]) hanno illustrato l'operazione – è emerso che il sindaco [...Sempronio...] ha espresso “ogni riserva sull'operazione non rinvenendo ... un effettivo perseguimento di interessi sociali (interessi propri della Società ovvero del Gruppo [...società A...] in sé, considerato quale autonomo soggetto di diritto, distinto dagli azionisti e dal management).”.

Quanto si è venuto sopra sostenendo, in ordine alla necessità di favorire, attraverso il Comunicato dell'Emittente, un confronto dialettico in relazione all'offerta tra soggetti diversi (emittente ed offerente), deve poi intendersi riferito anche al confronto che deve svolgersi in seno allo stesso emittente, tra i diversi componenti del consiglio di amministrazione.

In tal senso, giova rammentare che il citato art. 39 del Regolamento Emittenti, nel delineare in modo analitico gli elementi informativi che il comunicato deve fornire, prevede, tra gli altri di indicare: “a) ... i nominativi dei componenti dell'organo di amministrazione e di controllo presenti alla seduta avente ad oggetto la valutazione dell'offerta nonché di quelli assenti” nonché “c) ... una valutazione motivata dell'organo di amministrazione ... sull'offerta stessa e sulla congruità del corrispettivo, con l'indicazione dell'eventuale adozione a maggioranza, e del nome dei dissenzienti e degli astenuti, specificando le motivazioni degli eventuali dissensi o astensioni”.

Ebbene, dall'esame del verbale della citata riunione del consiglio di amministrazione di [...società A...] del 26 luglio 2019, è emerso che due amministratori, tra i quali quello di minoranza, erano assenti.

In altri e conclusivi termini, sebbene ad esito della predetta riunione il consiglio di amministrazione, anche sulla base del parere positivo espresso dal Comitato Investimenti, abbia votato all'unanimità a favore dell'operazione, l'assenza dei predetti amministratori è ulteriore indice della necessità di un (nuovo) confronto in ordine alla convenienza dell'offerta in seno all'Emittente, da svolgere tramite, appunto, l'approvazione del comunicato in parola.

In tale prospettiva, si raccomanda che tutti i componenti del consiglio di amministrazione della medesima società siano presenti alla seduta che approverà il comunicato ai sensi degli artt. 103, comma 3 del Tuf e 39 del Regolamento Emittenti.

3.2 Con riferimento, invece, alla questione inerente all'obbligo di redigere il Parere degli amministratori indipendenti, di cui all'art. 39-bis del Regolamento Emittenti, si ritiene di poter confermare, in linea con il tenore letterale della norma citata (che, non prevede l'obbligo di redigere il Parere in relazione all'acquisto di azioni proprie) la non sussistenza di tale obbligo in relazione all'Offerta in esame, nonché l'inapplicabilità dell'art. 40-bis del medesimo Regolamento concernente la riapertura dei termini dell'offerta.

In particolare, nel caso in esame, in ragione della circostanza che gli amministratori indipendenti di [...società A...], due dei quali anche nella loro qualità di componenti del Comitato Investimenti della stessa [...società A...], hanno già espresso parere favorevole all'Offerta, nonché, per quanto sopra detto, della circostanza che il consiglio di amministrazione della medesima società sarà comunque tenuto a redigere il Comunicato dell'Emittente, si ritiene che non sussistano i presupposti per procedere ad una applicazione estensiva della disposizione medesima.

Si ribadisce, in ogni caso, la raccomandazione che, stante le peculiarità dell'Offerta nonché le finalità della stessa, alla riunione del consiglio di amministrazione di [...società A...], che approverà il Comunicato dell'Emittente, siano presenti tutti i consiglieri di amministrazione, tra i quali, oltre a quello di minoranza, gli stessi indipendenti.

Si esclude, infine, l'applicabilità dell'art. 40-bis del Regolamento Emittenti inerente alla riapertura dei termini dell'Offerta, sia in considerazione del fatto che tale istituto è previsto con riferimento alle medesime fattispecie, di cui al citato art. 39-bis, in relazione alle quali si applica il parere degli amministratori indipendenti (come detto, nella specie non ricorrenti), sia della circostanza che l'Offerta in esame sarebbe parziale, sicché nessuna coazione a vendere vi sarebbe in capo agli oblati tale giustificare, appunto, tale riapertura dei termini.

* * *

Ciò detto riguardo al Comunicato dell'Emittente, a conclusioni diverse si ritiene, invece, di dover giungere con riferimento all'applicabilità o meno all'Offerta dei citati artt. 102, commi 2 e 5, 103, comma 3-bis e le altre disposizioni del Tuf che pongono a carico dell'offerente o dell'emittente specifici obblighi informativi nei confronti dei dipendenti o dei loro rappresentanti, nonché artt. 104, 104-bis e 104-ter del Tuf.

Si tratta di disposizioni per le quali, come noto, l'art. 101-bis, comma 3, del Tuf prevede la disapplicazione con riferimento a quelle categorie di offerte accomunate dalla caratteristica di essere inidonee ad incidere sull'assetto di controllo di una società, tra le quali, per quel che qui rileva, quelle aventi ad oggetto azioni proprie (lett. d dell'articolo in commento).

Chiara la ratio della norma: le esigenze di informazione ai dipendenti (artt. 102, commi 2 e 5, e 103, comma 3-bis) assumono rilevanza in presenza di un cambio di controllo, circostanza nella quale ha rilievo altresì il tema della difesa dalla scalata e dell'eventuale neutralizzazione di meccanismi statutari o parasociali idonei a rendere più difficoltoso l'esercizio dei diritti di controllo (artt. 104, 104-bis e 104-ter del Tuf).

Ebbene, la circostanza che nella specie l'offerta su azioni [...società A...] sarebbe promossa da una società controllata dallo stesso Emittente è tale da escludere che il citato cambio del controllo di [...società A...] possa fare seguito all'Offerta e, dunque, che le norme in parola trovino applicazione nel caso in esame.

3.3. Avuto riguardo, infine, all'ultima questione prospettata nel Quesito, ovvero se siano configurabili, in relazione all'Offerta, ipotesi di concerto ai sensi dell'art. 101-bis del Tuf, si ritiene debba essere data risposta positiva, con le puntualizzazioni in appresso.

A titolo preliminare, occorre rilevare che la disciplina del concerto si compone, anzitutto, di: (i) una definizione generale di concerto (art. 101-bis, comma 4), (ii) alcune presunzioni assolute di esistenza del concerto (art. 101-bis, comma 4-bis), (iii) alcune presunzioni relative (art. 44-quater del Regolamento Emittenti) e; (iv) esenzioni dalle ipotesi di concerto (queste ultime due, individuate con regolamento dalla Consob) (art. 101-bis, comma 4-ter).

In sintesi, l'art. 101-bis, comma 4, del Tuf, nel definire i soggetti che agiscono di concerto, richiede l'esistenza di due elementi: da un lato, la cooperazione tra azionisti si deve fondare su un accordo, dall'altro, detto accordo deve essere volto ad acquisire, mantenere o rafforzare il controllo dell'emittente quotato.

Il comma 4-bis della medesima norma prevede, per quel che qui rileva, che configurano, “in ogni caso”, la fattispecie in esame “... b) un soggetto, il suo controllante, e le società da esso controllate; ... d) una società e i suoi amministratori ...”.

Alle predette norme, concernenti la definizione di concerto, si aggiunge, poi, l'art. 109 del Tuf (in rubrica “Acquisto di concerto”), inerente alla disciplina applicativa del concerto, che, al primo comma, recita: “[s]ono solidalmente tenuti agli obblighi previsti dagli articoli 106 e 108 [inerenti al superamento di soglie Opa rilevanti e agli obblighi di acquisto] le persone che agiscono di concerto quando vengano a detenere, a seguito di acquisti effettuati anche da uno solo di essi, una partecipazione complessiva superiore alle percentuali indicate nei predetti articoli”.

Dalla lettura di tale norma, risulta che i presupposti fondanti la fattispecie dell'acquisto di concerto sono: (i) l'esistenza di due o più soggetti che, in virtù delle relazioni tra essi esistenti, possano qualificarsi come “persone che agiscono di concerto” ai sensi del citato art. 101-bis del Tuf; (ii) il fatto che tali soggetti vengano a detenere collettivamente una partecipazione nell'emittente superiore alle soglie previste dall'art. 106 e 108 Tuf; (iii) la circostanza che il superamento di tali soglie sia avvenuto a seguito di acquisti.

La collocazione sistematica di tale norma, nell'ambito della disciplina delle offerte pubbliche di acquisto obbligatorie, non lascia margini a dubbi circa l'intentio legis di evitare elusioni delle normativa stessa; in altri termini, in mancanza di tale norma il disposto dei citati artt. 106 e 108 del Tuf sarebbe risultato facilmente aggirabile frazionando la detenzione complessiva, così da imputarla in capo a una pluralità di soggetti formalmente autonomi, pur essendo tale detenzione riconducibile ad un unico centro decisionale.

Tanto premesso in merito alle coordinate normative di riferimento e alla ratio che le ispira, dovrebbe ritenersi che, in relazione alla prospettata Offerta, siano configurabili le ipotesi di concerto di cui all'art. 101-bis, comma 4-bis, lett. b) e d) del Tuf; tali ipotesi, però, sarebbero prive di effetti concreti ai fini dell'“acquisto di concerto”, di cui all'art. 109 del Tuf.

Ed infatti, alla stregua del chiaro dettato normativo di cui all'art. 101-bis, comma 4-bis, lett. b) e d) del Tuf, è innegabile che, in relazione all'Offerta, sarebbero concertisti [...società B...] e [...società A...] (“un soggetto, il suo controllante ...”) (lett. b), nonché [...società B...] ed i suoi amministratori (“una società e i suoi amministratori ...”) (lett. d).

Ciò detto, tali ipotesi di concerto rileverebbero, in relazione all'Offerta, ai soli fini dell'applicabilità di alcune norme del Regolamento Emittenti che disciplinano taluni obblighi informativi e regole di correttezza (artt. 41 e 42 del medesimo Regolamento).

Nessuna rilevanza avrebbero, per contro, in capo ai predetti soggetti tali ipotesi di concerto ai sensi dell'art. 109 del Tuf – e dei conseguenti doveri di solidarietà –, posto che non sussisterebbe in relazione all'Offerta il superamento, a seguito dell'acquisto di azioni proprie, di soglie rilevanti ai fini dell'Opa obbligatoria.

Al riguardo, si ricorda che con riferimento all'incidenza (dell'acquisto) delle azioni proprie (anche della società controllante) sul capitale di riferimento per il calcolo della partecipazione ai fini della sussistenza dell'obbligo di Opa, l'art. 44-bis del Regolamento Emittenti (in rubrica “Regime delle azioni private del diritto di voto”), inserito con la delibera n. 17731 del 5 aprile 2011[4], ha inteso contemperare due contrapposte esigenze: evitarne un utilizzo potenzialmente elusivo della disciplina dell'Opa obbligatoria, da una parte, e consentire alle società di ricorrere al buy-back ove ciò corrisponda all'interesse di tutti gli azionisti, dall'altra. A tal fine è stata stabilita la neutralità di tali operazioni, nei confronti di tutti gli azionisti (di controllo e non, attuali e potenziali) a condizione che la delibera di autorizzazione all'acquisito di azioni proprie sia stata approvata dalla maggioranza degli independent shareholders.

Ebbene, nella specie:

- non vi sarebbero azionisti che, a seguito dell'acquisto di azioni proprie mediante l'Offerta in esame, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 109 del Tuf, superano soglie rilevanti ai fini dell'Opa obbligatoria;

- conseguentemente, l'assemblea di [...società A...] del ..., che ha autorizzato l'acquisto di azioni proprie da parte del consiglio di amministrazione della medesima società, non ha approvato l'operazione con le maggioranze di cui al citato art. 44-bis, comma 2, del Regolamento Emittenti, dunque, anche con il voto favorevole dei soci presenti in assemblea diversi dal socio o dai soci che detengono anche congiuntamente la partecipazione di maggioranza, anche relativa, purché superiore al 10% del capitale sociale (c.d. whitewash).

4. Conclusioni

Sulla base di quanto sopra rappresentato e considerato si conclude che, in relazione alla prospettata Offerta: a) sussiste l'obbligo di redigere il Comunicato dell'Emittente[5] (e non anche il Parere degli amministratori indipendenti[6]), di cui agli artt. 103, comma 3, del D. Lgs. n. 58 del 1998 e 39 del Regolamento n. 11971 del 1999; in tale prospettiva, si raccomanda che tutti i consiglieri di amministrazione di [...società A...] siano presenti alla seduta che approverà il comunicato stesso; b) sono configurabili le ipotesi di concerto di cui all'art. 101-bis, comma 4-bis, lett. b) e d) del Tuf.

IL DIRETTORE GENERALE
Mauro Nori


Note:

[1] In tale prospettiva, non troverebbe applicazione nemmeno l'art. 40-bis del Regolamento Emittenti sulla riapertura dei termini dell'offerta, prevista con riferimento alle medesime fattispecie, di cui al citato art. 39-bis, in relazione alle quali è prevista la redazione del parere in questione.

[2] L'art. 39 del Regolamento Emittenti, emanato dalla Consob nell'ambito del generale potere di attuazione ad essa attribuito dall'art. 103, comma 4, del Tuf, delinea in modo analitico gli elementi informativi che il comunicato deve fornire.

[3] Il riferimento è all'art. 27, 3° co., l. 18 febbraio 1992, n. 149, che disponeva: “dopo la pubblicazione dell'offerta, la società i cui titoli sono oggetto della stessa ha facoltà di pubblicare un comunicato nel quale sia esposto ogni dato utile per l'apprezzamento dell'offerta, nonché la propria valutazione al riguardo Il testo di tale comunicato deve essere approvato dalla CONSOB in relazione alla sufficienza delle informazioni fornite”.

[4] Al riguardo, si segnala che la Comunicazione n. 1059750 del 2 agosto 2001 richiamata nel Quesito è precedente alla citata modifica al Regolamento Emittenti che ha inserito l'art. 44-bis in commento.

[5] Si esclude, invece, l'applicabilità degli artt. 102, commi 2 e 5, 103, comma 3-bis e le altre disposizioni del Tuf che pongono a carico dell'offerente o dell'emittente specifici obblighi informativi nei confronti dei dipendenti o dei loro rappresentanti, nonché gli artt. 104, 104-bis e 104-ter del Tuf.

[6] Si esclude, altresì, l'applicabilità dell'art. 40-bis del Regolamento Emittenti (riapertura dei termini dell'Offerta).