Report RS 2025 - AREA PUBBLICA
Rapporto 2025
| Il Rapporto sulla rendicontazione di sostenibilità delle società quotate italiane analizza i comportamenti che, sulla base dell’informativa societaria, possono segnalare progressi nella considerazione dei fattori ESG (Environmental, Social and Governance) nell’ambito della definizione e adozione di modelli di business, strategie aziendali e modelli di corporate governance delle società quotate italiane. ... leggi di più |
| Sebbene in linea con l’approccio utilizzato nelle edizioni precedenti, il Rapporto 2025 presenta numerose novità, coerentemente con gli sviluppi normativi che si sono susseguiti nell’ultimo anno, a partire dalla denominazione, che si adegua a quanto previsto dal d.lgs. 125/2024 con riferimento alla pubblicazione da parte delle imprese soggette alla normativa di una rendicontazione di sostenibilità (RS) in luogo della precedente dichiarazione non finanziaria (DNF) prevista dal d.lgs. 254/2016. Con l’entrata in vigore del d.lgs. 125/2024, che ha recepito in Italia la Direttiva 2022/2464/UE (Corporate Sustainability Reporting Directive - CSRD), le analisi presentate nel Rapporto relative alle informazioni raccolte sulle rendicontazioni di sostenibilità sono state sviluppate tenendo conto delle nuove richieste normative. In particolare, si è fatto riferimento agli obblighi previsti dalla disciplina aggiornata e agli standard europei di rendicontazione (European Sustainability Reporting Standards - ESRS), elaborati dall’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) e resi ufficiali tramite il Regolamento delegato (UE) 2023/2772. |
| La disciplina sulla rendicontazione di sostenibilità, peraltro, è già oggetto di nuove modifiche, avviate dalla Commissione europea per semplificare le regole e ridurre gli oneri amministrativi in tutti i settori con l’obiettivo di rafforzare la competitività dell’economia europea in un contesto geopolitico oggi molto più complesso rispetto a quello dell’Action Plan originario sulla finanza sostenibile. ... leggi di più |
| Con la Direttiva 2026/470/UE del 24 febbraio 2026, l’Unione europea, infatti, interviene sul quadro normativo relativo alla rendicontazione di sostenibilità, restringendone l’ambito di applicazione alle imprese che raggiungono soglie dimensionali più alte (oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di ricavi netti delle vendite e delle prestazioni) rispetto a quelle previste dalla CSRD. Inoltre, sono state escluse dall’obbligo di rendicontazione le piccole e medie imprese quotate e sono stati alleggeriti gli obblighi sulla catena del valore. Nel presente Rapporto, le società definite in scope sono quelle che, fermo restando i dati di fine esercizio, sarebbero soggette alla nuova normativa, mentre le imprese out-of-scope non rientrerebbero nell’ambito di applicazione della più recente disciplina. In considerazione delle evoluzioni del quadro normativo, il Rapporto include una sezione che riporta, in termini generali, gli interventi più recenti in materia. Tale ricostruzione illustra le principali novità introdotte negli ultimi mesi e rinvia, per un’analisi più ampia, seppure non esaustiva, del contesto regolatorio, alle precedenti edizioni del Rapporto. |
| I dati oggetto di analisi nel presente Rapporto fanno riferimento a un campione di 60 società italiane con azioni ordinarie quotate sul principale mercato regolamentato italiano organizzato e gestito da Borsa Italiana Spa (Euronext Milan - EXM) alla data del 31 dicembre 2024. ... leggi di più |
| Le 60 società sono state selezionate tramite un campionamento statistico stratificato a partire dall’insieme delle 136 società italiane con azioni ordinarie quotate su EXM che hanno pubblicato la rendicontazione di sostenibilità nel corso del 2025 (con riferimento all’anno finanziario 2024). Nel campione sono rappresentate con identica numerosità le due sottopopolazioni di società che, considerando quanto previsto dalla direttiva recentemente approvata e calcolando le soglie con i dati al 31 dicembre 2024, saranno obbligate (società in-scope) o meno (società out-of-scope) in futuro alla rendicontazione di sostenibilità. La classificazione permette di cogliere alcune differenze tra i due gruppi oggetto di analisi e i comportamenti più frequenti tra le società che non saranno più obbligate a pubblicare la rendicontazione ai sensi della nuova disciplina. In continuità con gli anni precedenti, i dati presentati nel Rapporto sono frutto di un’analisi documentale. Nella prima Sezione ‘Rendicontazione di sostenibilità’ si analizzano le RS pubblicate dagli emittenti nel corso del 2025 e le informazioni ivi riportate, con particolare riferimento alle modalità che le società utilizzano per individuare e rappresentare i temi rilevanti oggetto di rendicontazione sulla base del principio di doppia materialità previsto dalla CSRD. Inoltre, sono esaminati gli abstract dei Piani strategici delle società per valutare, con riferimento all’anno di rendicontazione, l’integrazione dei temi ESG nella strategia aziendale e in quale misura le questioni finanziarie e di sostenibilità sono integrate tra loro. Nella seconda Sezione ‘Temi materiali’ sono presentate analisi più dettagliate sui temi rilevanti individuati dalle società attraverso l’analisi di doppia materialità. Nella terza Sezione ‘Politiche retributive e sostenibilità’ si analizzano alcune informazioni riportate nelle relazioni sulla politica in materia di remunerazione e sui compensi corrisposti pubblicate nel 2025, per verificare se le remunerazioni variabili degli amministratori delegati siano legate a obiettivi ESG. Maggiori dettagli sulle fonti informative e sui dati presentati nel Rapporto sono riportati nelle Note metodologiche. |
| Nel complesso, le principali evidenze confermano una maturazione generale delle società quotate italiane nell’ambito della rendicontazione, pur mostrando alcune differenze tra società in-scope e out-of-scope nella strutturazione dei processi ESG e nella loro integrazione nella governance, nel business e nella strategia. ... leggi di più |
| Le imprese in-scope presentano più spesso procedure interne per la rendicontazione, piani ESG o di sostenibilità e pratiche di governance più consolidate, come la più ampia integrazione degli obiettivi ESG nella remunerazione variabile degli amministratori delegati. Inoltre, è più frequente la considerazione della sostenibilità nella pianificazione strategica. Le società out‑of‑scope, di dimensioni inferiori, presentano processi meno strutturati ma mantengono livelli di disclosure e un approccio alla materialità sostanzialmente allineati alle altre società, con ampio coinvolgimento di top management e stakeholder. Inoltre, il consiglio di amministrazione è intervenuto a valle del processo in più del 90% dei casi, senza differenze sostanziali tra i due gruppi. Quanto ai temi materiali, sono considerati rilevanti da tutte le società i cambiamenti climatici e i lavoratori dell’impresa; si riscontrano alcune disomogeneità tra i gruppi nella rendicontazione di impatti, rischi e opportunità. |
| Relativamente a quanto riportato nella Sezione ‘Rendicontazione di sostenibilità’, nel corso del 2025, tra le 196 società italiane con azioni ordinarie quotate su EXM, 136 (pari a circa il 70% del totale e rappresentative del 97% in termini di capitalizzazione) hanno pubblicato una RS ai sensi del d.lgs. 125/2024. Di queste, il 24,3% appartengono all’indice Ftse Mib, il 21,3% all’indice Mid Cap, il 33,8% allo STAR e il 20,6% non appartengono a nessun indice. Rispetto al settore di appartenenza, il 16,9% sono società finanziarie, mentre poco più dell’83% sono società non finanziarie. Più della metà degli emittenti che hanno redatto la RS nel 2025 (57,4%) sono classificate come piccole e medie imprese (PMI) ai sensi del d.lgs. 58/1998 (Testo unico della finanza - TUF). ... leggi di più |
| Le 60 società del campione oggetto di analisi (30 in-scope e 30 out-of-scope) rappresentano il 44% del totale degli emittenti che hanno pubblicato la rendicontazione di sostenibilità (RS) nel 2025 (50,4% in termini di capitalizzazione). La metà delle società in-scope appartengono al Ftse Mib, mentre le società out-of-scope presentano una minore capitalizzazione. Nel complesso, il campione risulta costituito in prevalenza da PMI (40 casi su 60 e 27 su 30 nel gruppo delle società out-of-scope) e da società appartenenti al settore non finanziario (50 casi su 60 e 29 su 30 tra le società out-of-scope). Infine, 48 società hanno istituito un comitato endoconsiliare di sostenibilità (29 casi su 30 nel sottocampione in-scope). Il numero medio di pagine della RS è pari a circa 144, con le società in-scope che presentano un valore più elevato (180). In termini di numero di pagine, la RS rappresenta circa il 71% della relazione sulla gestione. In base a quanto dichiarato nelle RS, le procedure e le linee guida per la predisposizione della RS sono state adottate dal 50% del campione con una maggiore diffusione tra le società in-scope (56,7%), mentre i sistemi computerizzati per la raccolta dei dati necessari alla predisposizione del documento sono stati adottati nel 20% dei casi. In particolare, il 15% ha dichiarato di utilizzare software per monitorare e tracciare il flusso delle informazioni, mentre il 5% ha fatto ricorso a database informatizzati. Per quanto riguarda l’analisi di doppia rilevanza, solo otto società del campione (13%) hanno utilizzato la matrice di doppia materialità come forma di rappresentazione, con una percentuale più alta tra gli emittenti out-of-scope (20%) rispetto a quelli in-scope (7%). In base a quanto riportato nei documenti, il top management è stato coinvolto più spesso nella valutazione di rilevanza di impatto (63% dei casi) che in quella di rilevanza finanziaria (38% dei casi, ovvero 23 società, si cui 17 out-of-scope). Con riferimento alla valutazione di impatto, l’analisi di doppia materialità mostra un ampio ricorso al coinvolgimento degli stakeholder, attuato dall’80% del campione e con frequenza ancora più alta tra le società in-scope. Gli stakeholder più frequentemente citati sono fornitori, dipendenti, clientela e comunità finanziaria. Inoltre, tra le società che hanno coinvolto gli stakeholder nell’analisi di rilevanza di impatto, in circa il 92% dei casi sono state fornite informazioni sulle modalità di coinvolgimento. Il Cda è stato coinvolto a conclusione dell’analisi di doppia materialità nel 93,3% dei casi e ne ha approvato i risultati in oltre la metà delle società. Con riferimento all’impegno verso la transizione climatica, il 63,3% delle società del campione ha dichiarato di avere adottato un piano ESG o di sostenibilità; l’incidenza risulta più elevata e pari al 73,3% tra le società in-scope. Tuttavia, solo il 13,3% del campione ha dichiarato di avere un piano di transizione in essere. L’analisi degli abstract dei Piani strategici riferiti al 2024 evidenzia come l’integrazione dei fattori ESG stia progressivamente trasformando strategie e modelli di business, soprattutto tra le società in-scope che hanno pubblicato l’abstract (20 emittenti); la maggior parte di queste ha incluso considerazioni di lungo periodo sulla sostenibilità, ha collegato la strategia agli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) delle Nazioni Unite e, in alcuni casi, ha integrato pienamente i fattori ESG nella pianificazione aziendale. L’esame delle attestazioni rilasciate dai revisori sulle 60 rendicontazioni di sostenibilità del campione rivela che nel 92% dei casi il revisore della rendicontazione di sostenibilità è lo stesso incaricato della revisione legale del bilancio. Il revisore si è espresso sempre nella forma della limited assurance. In più, in un caso, ha effettuato un esame completo (reasonable assurance) di una selezione di indicatori ed emesso una ulteriore relazione. Non sono state individuate attestazioni con rilievi, attestazioni negative o dichiarazioni di impossibilità a esprimere un’attestazione, né attestazioni con richiami d’informativa. |
| La Sezione ‘Temi materiali’ illustra gli esiti dell’analisi di doppia materialità condotta dalle società del campione, considerando le questioni ambientali, sociali e di governance previsti dagli ESRS e rilevandone gli impatti, i rischi e le opportunità. ... leggi di più |
| Nel perimetro ambientale, gli impatti relativi al tema E1 - Cambiamenti climatici sono indicati come materiali da tutte le 60 società, mentre E5 - Uso delle risorse ed economia circolare è identificato come rilevante da 50 società (83,3%). In termini di numerosità, per E1 vengono dichiarati complessivamente 79 impatti positivi e 159 negativi, mentre per E5 sono riportati 33 impatti positivi e 105 negativi. Dal punto di vista finanziario, i rischi materiali risultano segnalati con maggiore frequenza per i temi E1 ed E5, indicati rispettivamente dal 90% e dal 53,3% delle imprese. Per gli stessi ambiti vengono inoltre riportate opportunità, associate a E1 dal 71,7% delle società e a E5 dal 41,7%. Per i temi sociali, S1 - Lavoratori dell’impresa è materiale, secondo la prospettiva di impatto, per tutte le società; risultano rilevanti anche S4 - Consumatori e utenti finali (95%), S2 - Lavoratori nella catena del valore (80%) e S3 - Comunità interessate (53,3%). In questo ambito viene rendicontato il maggior numero di impatti: per S1 si registrano 240 impatti positivi e 192 negativi, mentre per S4 ne sono riportati 109 positivi e 106 negativi; per S2 gli impatti rilevati sono 34 positivi e 113 negativi. In relazione ai rischi finanziari, S1 è indicato come materiale dal 76,7% delle società, S4 dal 75% e S2 dal 50%. Le opportunità risultano invece più diffuse per S4 (63,3%) e S1 (58,3%). Nell’ambito della governance, G1 - Condotta aziendale è identificato come materiale da 58 società (96,7%); gli impatti riconducibili a questo tema risultano 119 positivi e 93 negativi. Per quanto riguarda la prospettiva finanziaria, i rischi associati a G1 sono riportati dal 75% delle imprese, mentre le opportunità sono indicate dal 45% del campione. |
| La Sezione ‘Politiche retributive e sostenibilità’ analizza l’integrazione dei fattori ESG nelle politiche in materia di remunerazione predisposte per gli amministratori delegati. Gli emittenti che hanno integrato fattori non finanziari nei compensi degli amministratori delegati sono stati 47, pari al 78,3% del totale delle società analizzate. ... leggi di più |
| Le società in-scope prevedono compensi legati a fattori di sostenibilità nel 90% dei casi, mentre quelle out-of-scope nel 66,7% dei casi. Il riferimento ai parametri ESG è più frequente con riguardo alla remunerazione di breve periodo (42 casi) che alla componente di lungo termine (36 casi). La quota della remunerazione variabile di breve periodo legata a fattori ESG è pari in media al 20,4%, mentre quella relativa alla remunerazione di lungo periodo è pari in media al 21,9%. |
| La presente edizione del Rapporto include l’Addendum ‘Le DNF e l’evoluzione sostenibile delle società quotate italiane’, in cui sono presentate le principali evidenze emerse dalle analisi sulla rendicontazione non finanziaria delle società quotate italiane condotte dalla CONSOB nel periodo 2018‑2024. ... leggi di più |
| L'Addendum è stato curato da: Angela Ciavarella - CONSOB, Divisione Vigilanza Emittenti (a.ciavarella@consob.it) Giovanna Di Stefano (coordinatrice) - CONSOB, Divisione Studi e Regolamentazione (g.distefano@consob.it) Le evidenze dell’Addendum mostrano un progressivo rafforzamento, a partire dall’entrata in vigore del d.lgs. 254/2016, dell’integrazione dei temi ESG nei modelli di business e nella governance. Nel tempo sono aumentati sia il coinvolgimento degli stakeholder sia il ruolo del consiglio di amministrazione nell’analisi di materialità. Nel 2024 la maggior parte delle imprese ha comunicato obiettivi o piani ESG e ha incluso tali temi nella strategia aziendale. Sono cresciuti anche i comitati di sostenibilità e la presenza di obiettivi ESG nei sistemi di remunerazione dei vertici aziendali. Complessivamente emerge una trasformazio¬ne strutturale dei processi di reporting e della governance verso modelli più orientati alla sostenibilità. |
Il Report è stato curato da:
Paola Deriu (supervisor) - CONSOB, Responsabile Divisione Studi e Regolamentazione (p.deriu@consob.it)
Federico Picco (coordinatore) - CONSOB, Responsabile Ufficio Studi (f.picco@consob.it)
Giovanna Di Stefano (coordinatrice) - CONSOB, Divisione Studi e Regolamentazione (g.distefano@consob.it)
Maria Giovanna Altamura - CONSOB, Divisione Vigilanza Emittenti (m.altamura@consob.it)
Angela Ciavarella - CONSOB, Divisione Vigilanza Emittenti (a.ciavarella@consob.it)
Sarah Colonna - CONSOB, Divisione Studi e Regolamentazione (s. colonna@consob.it)
Lucia Pierantoni - CONSOB, Divisione Studi e Regolamentazione (l.pierantoni@consob.it)
Greta Quaresima - CONSOB, Divisione Studi e Regolamentazione (g.quaresima@consob.it)
Si ringraziano Paola Paterna per l’approfondimento sulle attestazioni dei revisori sulle rendicontazioni di sostenibilità e Pierfrancesco Potenza per il supporto nell’analisi dei dati.
Le opinioni espresse nel Rapporto sono personali degli autori e non impegnano in alcun modo la Consob. Nel citare i contenuti del Rapporto non è pertanto corretto attribuirli alla Consob o ai suoi Vertici.
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ISSN 2784-8809 [online]
