Prefazione alla collana dedicata al FinTech

 

Prefazione alla collana dedicata al FinTech

a cura di G. D'Agostino e P. Munafò

Piano dell'opera [formato PDF] (23 marzo 2018)

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1. Le finalità e gli obiettivi del progetto
Nel settembre 2016 la Consob ha avviato un progetto di ricerca applicata denominato «FinTech: digitalizzazione dei processi di intermediazione finanziaria», in collaborazione con alcune delle principali Università italiane.
I risultati del progetto sono contenuti in un'apposita collana di saggi che si apre con questo primo volume di inquadramento del fenomeno e prosegue con approfondimenti su aspetti più specifici, come illustrato più avanti.
La ricerca parte dall'interrogativo circa l'ampiezza e la profondità dei cambiamenti che la rivoluzione digitale in atto e l'applicazione di tecnologia intelligente potranno apportare al sistema finanziario nel suo complesso e si sviluppa con l'esigenza di comprenderne le dinamiche, le sfide, i rischi e le opportunità.
La natura delle trasformazioni indotte dalla c.d. "digital disruption" interessa tutti i segmenti dell'intermediazione finanziaria ed è tale da incidere sulla capacità del "diritto" vigente e dei correlati meccanismi di enforcement di fronteggiare i nuovi rischi (non necessariamente riferibili solo alla sfera economica) e le nuove fattispecie o, per altro verso, di non ostacolare l'innovazione.
In effetti, la velocità e la multidimensionalità degli sviluppi in atto appaiono parametri difficilmente misurabili, al punto che persino i risultati di un'analisi dedicata e finalizzata contribuiscono a tracciare solo ipotesi di evoluzione del sistema finanziario.
Molte, infatti, sono le variabili in gioco - tra loro interdipendenti - interne ed esterne al campo d'azione proprio dell'intermediazione finanziaria, le cui dinamiche e interazioni non sono facilmente prevedibili: gli sviluppi della tecnologia, le strategie degli intermediari finanziari esistenti nel mercato, la capacità competitiva degli operatori FinTech, l'approccio delle c.d. Big-Tech, le politiche pubbliche di regolamentazione, i comportamenti di imprese ed individui, ecc..
Quali forme organizzative e quali servizi si affermeranno rimangono, dunque, quesiti aperti.
Pur con i limiti concettuali sopra esposti, gli obiettivi generali della ricerca sul FinTech possono essere così delineati:
- tratteggiare i macro-orientamenti del processo di digitalizzazione del sistema finanziario e i cambiamenti strutturali indotti dalla competizione sui modelli di business degli intermediari;
- evidenziare le principali tematiche aperte, nell'ottica di preservare la funzionalità del mercato finanziario, prevenire gli effetti rischiosi in chiave di protezione degli investitori, ma anche di salvaguardare la capacità d'innovazione degli operatori (e dei potenziali entranti);
- prefigurare le possibili azioni di politica pubblica (a largo spettro), ove ritenuto utile.
Nello specifico, il lavoro complessivo di ricerca è volto (i) all'identificazione dei più rilevanti profili economico-giuridici, derivanti da strategie d'intermediazione multiformi e flessibili tese a "soddisfare" bisogni differenziati di persone e imprese nel vasto campo dei servizi finanziari, in virtù della notevole adattabilità delle nuove tecnologie, e (ii) alla formazione di un contributo d'idee per il dibattito internazionale sulle azioni di politica pubblica in una logica di bilanciamento di finalità generali e degli interessi in gioco.
Per la realizzazione del progetto la Consob ha scelto di intraprendere un percorso insieme alle Università, quali istituzioni culturali che per missione sono chiamate a muoversi lungo i sentieri della conoscenza in modo indipendente e imparziale, coniugando osservazione dell'attualità con analisi prospettica.
La collaborazione ha riguardato la condivisione degli obiettivi del progetto e della sua materiale realizzazione nonché dell'utilizzo di fonti differenziate: raccolta documentale di natura istituzionale, accademica o di ricerche prodotte da società di consulenza di mercato, interviste-testimonianze di operatori attivi in ambito FinTech e di esponenti di banche commerciali, risposte a questionari, realizzati ad hoc, da parte di intermediari specializzati nella consulenza finanziaria.
Il lavoro complessivo che ne è scaturito si può annoverare tra gli interventi di studio e approfondimento che hanno di recente visto l'apporto anche di altre Istituzioni italiane.

2. Lo scenario strategico-istituzionale di riferimento
La natura del rapporto tra innovazione tecnologica e intermediazione finanziaria è oggetto di approfondimento - sotto differenti prospettive - in numerosi forum pubblici e privati internazionali, avuto riguardo all'impatto che la trasformazione tecnologica sta producendo sul sistema finanziario su scala internazionale.
Invero, i cambiamenti in atto nei mercati dei servizi finanziari, guidati dalla tecnologia, hanno una portata politico-strategica ben più profonda e vasta di un mero ridisegno di strutture economiche specialistiche (mercati e intermediari finanziari, in primis), come da noi oggi conosciute. Questi vanno iscritti nel più generale processo di digitalizzazione dell'economia indotto dall'effetto combinato di un uso estensivo e profondo della Tecnologia dell'Informazione e della Comunicazione (ICT), di nuovi comportamenti sociali e del diffondersi di modelli imprenditoriali fondati sul marketing digitale, dando luogo ad una vorticosa circolazione d'informazioni e di conoscenze e al rafforzamento senza precedenti del fenomeno della globalizzazione.
Numerosi studi dimostrano che l'innovazione tecnologica digitale sta cambiando profondamente le caratteristiche strutturali dei moderni sistemi economici, favorendo l'integrazione tra diversi settori industriali, aprendo nuovi mercati, estendendo quelli esistenti e trasformando radicalmente i modelli di business e l'organizzazione del lavoro aziendale. Ma essa sta anche inducendo mutamenti nei comportamenti sociali e nello stile di vita delle persone, non sempre fondati su scelte consapevoli e ragionate (rimane elevato infatti il rischio di adattamenti passivi e dell'agire per imitazione e conformazione).
Così, assistiamo a innovazioni che investono il complesso delle relazioni economiche, finanziarie e sociali, tutte caratterizzate dalla medesima natura digitale, dando luogo ad un nuovo ecosistema in cui persone fisiche, imprese e organizzazioni private possono comunicare, condividere informazioni e conoscenze, realizzare transazioni commerciali in modo agevole, in tempi rapidi e a costi estremamente ridotti.
La digitalizzazione delle relazioni economico-sociali (in senso lato) favorisce lo sviluppo di "condizioni ambientali" affinché la tecnologia possa creare, modellare, connettere e coordinare servizi di diversa natura, prima segmentati, con finalità informative e dispositive e senza limitazioni spazio-temporali, ampliando notevolmente le possibilità di agire di individui e piccole-imprese e consentendo l'accesso a mercati anche a soggetti prima trascurati o del tutto esclusi.
Il motore di questa trasformazione digitale dell'economia è da individuare nell'impetuoso sviluppo di piattaforme online di servizi che assicurano facilità di comunicazione e di accesso ai mercati di scambio di beni e servizi da parte di consumatori/utenti e imprese. La c.d. (Data) Platform Economy è una realtà ad elevatissima capacità pervasiva, favorita sia dall'utilizzo di risorse infrastrutturali sempre più potenti ed elastiche (Internet, reti telematiche, Big Data, sistemi di sicurezza digitale) sia dall'aumentate capacità di ricerca, elaborazione, stoccaggio e trasmissione sicura delle informazioni (Big Data analytics, machine learning, intelligenza artificiale, cloud-computing, Distributed Ledger Technology ecc.).
In particolare, la combinazione di acquisizione di un enorme massa d'informazioni di dettaglio, generate e diffuse da una molteplicità di strumenti e fonti8, e di capacità di analisi delle medesime è volta a generare conoscenza su preferenze sociali, modelli di consumo individuali, attività delle imprese e altro, alla base del funzionamento dell'economia digitale.
In tale ottica, appare evidente che una prima componente fondamentale dello scenario strategico europeo di riferimento per il FinTech sia quella delineato dalla Commissione Europea con il documento di policy "Strategia per il mercato unico digitale in Europa" del maggio del 2015.
Il documento in parola definisce un "programma-quadro" delle iniziative legislative, dei possibili orientamenti e di altre misure necessarie a sviluppare l'economia digitale in Europa, sempre più guidata dalla gestione e dall'elaborazione di dati e informazioni, allo scopo di favorire condizioni di crescita e di competitività generali, assicurando che le imprese e i cittadini possano beneficiare pienamente della digitalizzazione.
Questo approccio strategico assume rilievo anche per il disegno dei modelli di servizio dell'industria finanziaria, alla luce della modifiche in atto delle aspettative, delle preferenze e dei comportamenti degli utenti.
Una seconda componente strategica da considerare è fornita dall'attuazione del «Piano d'azione per la creazione dell'Unione dei Mercati dei Capitali» pubblicato nel settembre 2015, a cui è stato successivamente affiancato un Piano d'azione sul FinTech, avente le finalità di (i) consentire alle imprese con innovativi modelli di attività finanziaria di poter operare in tutte le giurisdizioni dell'Unione Europea sulla base di un'unica autorizzazione (in particolare, la principale proposta di regolamentazione riguarda le piattaforme online di crowdfunding per il finanziamento sotto forma di prestito o di capitale delle imprese start-up o di piccola dimensione), (ii) incoraggiare l'introduzione di nuova tecnologia nei servizi finanziari e (iii) incrementare la sicurezza tecnologica ed informatica (cybersecurity) del sistema finanziario. Il Piano d'azione in parola manifesta l'intenzione della Commissione Europea di adottare un approccio aperto al FinTech, anche in un'ottica di ampliamento e integrazione dei mercati dei capitali nell'Unione Europea.

3. FinTech e l'economia digitale
FinTech si origina e si alimenta all'interno della più generale digitalizzazione dell'economia. FinTech è infatti parte di questo nuovo ecosistema in cui la diffusione delle tecnologie innovative e l'organizzazione digitale dei fattori produttivi, la velocità di circolazione delle informazioni e la facilità di trasmissione della conoscenza innescano un processo di apprendimento continuo attraverso la sperimentazione di nuovi servizi da parte di nuovi operatori, basati su relazioni dinamiche con gli intermediari finanziari tradizionali, le imprese, le istituzioni, il mondo accademico, gli individui e altre organizzazioni.
Il termine FinTech nasce dalla crasi delle parole "finanza" e "tecnologia" ed è traducibile nella formulazione generica ‹‹tecnologia applicata alla finanza››. In realtà, tale termine non assume un significato operativo ben delimitato13: innanzitutto perché il FinTech è un fenomeno intersettoriale e, secondariamente, perché gli investimenti in tecnologia e conoscenze (anche tramite l'impiego dell'intelligenza artificiale) consentono di realizzare in modo veloce ed economico non solo la riscrittura di modalità operative per lo svolgimento più efficiente di attività finanziarie tradizionali (per esempio, con riguardo a servizi di pagamento, ai servizi d'investimento, all'asset management, alle attività bancarie, creditizie o assicurative ovvero alle infrastrutture dei mercati finanziari), ma anche il disegno di nuovi servizi e nuovi modelli di business (per esempio, consentendo la realizzazione di applicativi basati sul web per la consulenza automatizzata, di piattaforme digitali di finanziamento alle imprese, tramite investimenti sia di tipo peer-to-peer sia in portafogli di credito digitalizzati, di invoice financing, di equity crowdfunding, ovvero di piattaforme per la gestione del collaterale ecc.), con rilevante impatto sulle strutture dei mercati e sulle istituzioni finanziarie.
Ne consegue che la nozione di FinTech è più propriamente riferibile a un ampio insieme di innovazioni - osservabili in campo finanziario in senso lato - che sono rese possibili dall'impiego delle nuove tecnologie sia nell'offerta di servizi agli utenti finali sia nei "processi produttivi" interni agli operatori finanziari nonché nel disegno di imprese-mercato (i c.d. financial marketplace), senza con ciò pregiudicare nuove possibili configurazioni di attività intersettoriali.
Una trattazione separata merita l'argomento della Distributed Ledger Technology (DLT). Ricompresa tra le tecnologie più "caratterizzanti" del FinTech – insieme a intelligenza artificiale, cloud computing e big data – la sua applicazione su vasta scala nei mercati finanziari potrebbe essere solo una questione di tempo. La DLT viene di fatto associata alla possibilità di ottenere un incremento significativo dell'efficienza operativa, grazie alla riduzione - se non addirittura eliminazione - di passaggi e interventi nella catena dell'intermediazione mobiliare, oggi superabili grazie alle peculiarità della tecnologia. Per tale motivo la DLT, integrata con l'utilizzo dei c.d. "smart contracts" (contratti intelligenti), potrebbe arrivare a competere con i meccanismi tradizionali di funzionamento dei mercati finanziari e divenire la "nuova infrastruttura" del mondo degli strumenti finanziari: da un uso limitato alle specifiche attività di post-trading (clearing e settlement, in prima battuta) - più intrinsecamente legate alle funzioni di registrazione e data-base insite nella DLT - fino ad un utilizzo più generale lungo l'intero ciclo di vita dei titoli, a partire dalla loro emissione.
Per le argomentazioni sopra indicate, le innovazioni del FinTech sono suscettibili di rendere obsolete categorie/fattispecie economico-giuridiche consolidate e gli approcci finora seguiti per consentire l'applicazione delle regole sottese.
In linea con questo filone di ragionamento, il FinTech appare rappresentativo di modalità innovative - basate sulla tecnologia – di esercizio di attività direttamente o indirettamente connesse ai servizi finanziari (propriamente, "technologically enabled financial innovation") piuttosto che configurarsi come un settore "industriale" pre-definito. In una "metafora grammaticale", esso è un aggettivo piuttosto che un sostantivo.
Siamo perciò di fronte ad un nuovo modo di pensare ai problemi e alle loro soluzioni in un mondo sempre più complesso. Prima di essere un fenomeno tecnologico, è un fenomeno culturale, a buon diritto ascrivibile alla filosofia della semplificazione nella prospettiva degli utenti. Anzi, FinTech è tecnologia per la semplificazione applicata ai servizi finanziari.
FinTech in Europa nasce e si sviluppa in questo nuovo contesto: diventa parte integrante delle dinamiche di cambiamento della struttura dell'economia verso la digitalizzazione degli scambi e delle relazioni (economiche e sociali) e l'uso intensivo dei dati, non limitandosi a rafforzare tendenze già in atto, ma generando autonome spinte di trasformazione e intervenendo sulla ‹‹catena del valore›› dell'industria finanziaria.
Seguendo la logica dell'economia digitale, il FinTech contribuisce a disegnare una rete aperta e continua di servizi modulari per imprese, individui e intermediari bancari, finanziari e assicurativi - in ossequio alla c.d. open innovation, in cui coesistono competizione e collaborazione tra i diversi attori - divenendo una potente forza di accelerazione delle politiche d'integrazione dei mercati dei servizi finanziari in UE.
La modularità è una caratteristica propria dell'approccio FinTech, che si avvantaggia della netta riduzione dei costi di produzione, di ricerca, di coordinamento organizzativo e degli oneri transattivi, dovuti alla costruzione su basi tecnologiche e algoritmiche dei servizi, in uno scenario di radicale abbattimento delle barriere materiali e operative per intraprendere nuove iniziative. Attività e servizi in ambito finanziario prima riconducibili ad un unico intermediario diventano campi singoli di sperimentazione e competizione da parte di nuovi operatori specializzati. Questi ultimi rendono più efficienti servizi finanziari oramai maturi scomponendoli e riprogettandoli, ne introducono di innovativi per differenti utenti intercettando anche esigenze ancora in fieri di consumatori e imprese, aprono ulteriori canali d'intermediazione del risparmio.
Ciò si traduce in una spinta alla micro-segmentazione dei mercati di riferimento e all'offerta di servizi personalizzati al pubblico, mediante un uso (e talora abuso) sempre più estensivo delle informazioni raccolte – fino a giungere ad una profilatura particolareggiata dei potenziali clienti - e in virtù di una flessibilità operativa senza precedenti assicurata dalla tecnologia digitale.
In tale contesto, soggetti leader nel campo del digitale (in particolare i big del Tech, quali Apple, Amazon, Microsoft, Google, Alibaba e Facebook), in grado di dominare i mercati di riferimento grazie alla gestione dei "Big Data" di tipo relazionale e commerciale, rappresentano una seria ‘minaccia' per le dinamiche competitive del settore finanziario che, peraltro, non si originano in modo lineare. Invero, le Big-Tech sono in condizione di prestare servizi di natura finanziaria direttamente ai propri utenti/clienti ovvero di fornire un'organizzazione del marketing digitale, inclusiva del beneficio della c.d. brand reputation, alle imprese FinTech attraverso la realizzazione di piattaforme online dedicate.
Per tal via, la struttura dell'industria dei servizi finanziari è destinata a modificarsi profondamente e in breve tempo, secondo linee diverse dalla tradizionale distinzione tra settori (finanziario, bancario e assicurativo). Infatti, data l'elevata facilità di riproducibilità digitale della maggior parte delle attività rese da un intermediario tradizionale, il mercato finanziario potrebbe essere interessato da una processo di decentralizzazione dell'offerta di servizi specialistici e fortemente innovativi da parte di una pluralità di operatori del FinTech.
Questa pressione competitiva verso la disaggregazione della catena del valore nell'intermediazione finanziaria (e quindi verso la disintermediazione) potrebbe trovare supporto e complemento nella forza attrattiva e centripeta delle Big-Tech interessate a fornire piattaforme integrate di servizi.
Nella prestazione di servizi finanziari per via digitale cambia radicalmente la natura della relazione intermediario-cliente, che diventa un importante punto di confronto dei modelli di servizio offerti dagli intermediari già presenti sul mercato (c.d. incumbent), dai nuovi operatori del FinTech e dai grandi soggetti del TechFin. La complessità della relazione suddetta è suscettibile di rallentare l'orientamento a scelte dell'utente-investitore fondate esclusivamente sulla qualità ed efficienza delle transazioni.
Naturalmente, la direzione e l'intensità delle dinamiche competitive nel mercato dei servizi finanziari saranno anche la risultante delle strategie messe in atto dagli incumbent e delle politiche di regolamentazione che si attueranno in sede europea, non solo con riguardo al progetto sulla Capital Markets Union (in generale) e al FinTech (in particolare), ma soprattutto con riguardo ai più complessivi temi dall'innovazione tecnologica (si pensi all'applicazione in campi diversi della Blockchain o della DLT prima impiegate solo con riguardo alle criptovalute), alla politica sulla concorrenza, alla protezione dei consumatori/utenti di servizi digitali, alla tutela della privacy in considerazione dello sfruttamento sempre più intensivo (e non di rado improprio) dei Big Data, al controllo del corretto utilizzo delle informazioni da parte delle piattaforme online (vere e proprie imprese-pivot dei mercati di riferimento), alle problematiche di inclusione economica e finanziaria nonché ad altre questioni di primo piano (cybersecurity, identità digitale, gestione dei dati non personali).
Il tema di "come regolare" (per esempio, estendendo le attuali regole europee secondo un approccio per attività) e "per cosa" (con quali obiettivi) rimane al centro del dibattito europeo sul FinTech, anche in considerazione della sua natura proteiforme e della stretta interdipendenza con l'economia digitale tout court.
In tale contesto, è altamente probabile che i nuovi servizi finanziari basati sull'utilizzo estensivo della tecnologia possano cadere fuori dall'attuale quadro della regolamentazione europea activity-based, rischiando di rimanere disciplinati a livello di singolo Stato membro.
Il pericolo di frammentazione normativa è ben presente alle Istituzioni europee, tese a favorire la creazione di un level-playing-field per il settore finanziario dell'Unione e a valorizzare l'innovazione dei processi e dei servizi, anche attraverso spazi di sperimentazione per le imprese FinTech (per esempio, costituiti da innovation hub, incubatori o regulatory sandbox).
L'approccio che verrà seguito in Europa è dunque cruciale per il raggiungimento degli obiettivi suindicati, tenuto conto della circostanza che l'innovazione della tecnologia è molto più veloce della capacità dei regolatori di produrre norme adeguate ed efficaci.
Sulle questioni suddette, qui sinteticamente rappresentate e oggetto di ampia discussione tra operatori di mercato, nel mondo accademico e in sedi istituzionali internazionali, gli autori dei diversi saggi della Collana hanno ragionato ed espresso i propri punti di vista.

4. La struttura del piano di ricerca
La ricerca sul FinTech trova riflesso nei vari contributi alla collana editoriale Consob organizzati su più livelli logico-tematici.
Ad un livello di rappresentazione e d'inquadramento generale è da ascrivere il lavoro su "Lo sviluppo del FinTech. Opportunità e rischi per l'industria finanziaria nell'era digitale" in cui si tratteggiano i principali criteri di classificazione del FinTech utilizzati nella letteratura economica e nei documenti dei principali forum pubblici internazionali e si forniscono dettagli sui differenti business model adottati dalle imprese FinTech, con una rappresentazione delle relative tipologie di rischio e del grado di affinità operativa rispetto alle attività tradizionali di intermediazione finanziaria. Il lavoro delinea alcuni orientamenti del dibattito europeo sulla regolamentazione ed è completato da una prima disamina delle scelte strategiche che gli intermediari finanziari (prime tra tutti le banche) stanno compiendo in questo mutato scenario competitivo.
Un secondo lavoro, "Fintech e le problematiche d'inquadramento giuridico" (che assembla i contributi di tre distinti gruppi di ricerca), pone l'enfasi su aspetti giuridici di rilievo nell'ambito della generale prestazione di servizi digitali, secondo un approccio che tocca i profili di giurisdizione nella regolamentazione di settore, le problematiche relative all'applicazione della disciplina UE (GDPR) sulla libera circolazione transfrontaliera dei dati e alla sicurezza nel trattamento delle informazioni, in presenza di discipline contigue presenti nella nuova Direttiva UE sui Servizi di Pagamento (PSD2), nella Direttiva UE sull'Antiriciclaggio (AMLD4) e nella Direttiva UE sulla Sicurezza delle Reti e dei Sistemi informativi nell'Unione (NISD), oltre alle significative questioni giuridiche in tema di Big Data (appartenenza dei dati, accesso e responsabilità per danni in caso di cattiva qualità degli stessi), mettendo in evidenza un generale problema di e-privacy (che può portare ad una grave lesione della sfera privata delle persone-utenti di servizi finanziari). Lo studio in parola è completato dall'analisi di alcuni profili penalistici connessi alla digitalizzazione dell'economia (e della finanza), quali ad esempio la tutela penale dell'identità digitale, illeciti contro la privacy, (i rischi di) abusivismo nell'attività del FinTech in presenza di una regolamentazione che introduce riserva di legge a favore dei soggetti abilitati per specifica attività.
Il piano della ricerca ha poi previsto la trattazione di cinque "temi operativi" specifici, in distinti documenti della Collana:
- il primo tema attiene alla consulenza automatizzata e verrà sviluppato nell'ambito di tre distinti contributi da parte di differenti gruppi di ricerca. In particolare, lo studio su "La digitalizzazione della consulenza in materia d'investimenti finanziari" fornirà una ricognizione dei diversi modelli di servizio di robo-advice offerti in Italia sia da nuove società indipendenti o di matrice bancaria sia direttamente da banche commerciali, al fine di cogliere le caratteristiche del fenomeno e le relative prospettive evolutive; particolare attenzione verrà dedicata anche ai profili applicativi del quadro regolamentare di riferimento a questa nuova modalità d'offerta del servizio. ...". Il contributo "Robo advice, percezione del rischio e fiducia: evidenze sperimentali" illustrerà gli esiti di un esperimento di laboratorio volto a esplorare l'impatto che il canale digitale può avere sulla percezione del rischio finanziario e sulla propensione ad investire seguendo il consiglio ricevuto, anche alla luce dei bias comportamentali più rilevanti nell'interazione tra un individuo e una piattaforma telematica. L'ultimo contributo, infine, dal titolo "I profili evolutivi del robo advice tra relazione e algoritmi: un'indagine qualitativa", sarà sviluppato al fine di verificare se l'erogazione del servizio di consulenza attraverso il canale digitale possa concorrere ad aumentare la propensione degli investitori retail ad avvalersi del supporto di un esperto per le proprie decisioni di investimento;
- un secondo tema di ricerca focalizzato sulle piattaforme online di finanziamento dei consumatori e delle imprese ("Marketplace Lending: verso Nuove Forme D'intermediazione Finanziaria?") mira innanzitutto a descrivere le molteplici configurazioni microstrutturali dei meccanismi di finanziamento attuati tramite piattaforme-digitali che fanno uso di tecnologie innovative abilitanti con riguardo ai processi informativi e all'analisi del rischio di credito. Questi canali d'intermediazione digitali rendono più labile il confine sia con il credito bancario sia con il mercato dei titoli di debito emessi da PMI, prefigurando perciò il possibile ripensamento di impianti teorici consolidati e dei corrispondenti set normativi (in tema di tutela del risparmio, servizi di pagamento, servizi di investimento, ecc.), in una prospettiva di regolazione trasversale e rispondente ad un approccio risk-based;
- un terzo lavoro dedicato alle piattaforme di equity crowdfunding ("Equity-based Crowdfunding: aspetti operativi e regolamentari") mostra i risultati dell'analisi comparativa svolta sui regimi normativi su base domestica esistenti in Europa, mettendo in luce un quadro giuridico frastagliato e disomogeneo, che ostacola la crescita dimensionale di questo tipo di attività di canalizzazione del capitale di rischio verso realtà imprenditoriali in fase di start-up. Anche sotto il profilo dell'esame delle caratteristiche operative, lo studio rivela una spiccata eterogeneità dei modelli di offerta delle piattaforme di equity crowdfunding, una limitatezza degli strumenti finanziari oggetto di possibile sottoscrizione, la mancanza di consolidati meccanismi di disinvestimento;
- un quarto riservato all'uso della Distributed Ledger Technology nella negoziazione di strumenti finanziari ("DLT e Securities Markets"), con specifico riguardo agli aspetti operativi e giuridici in confronto alle infrastrutture regolamentate di post-trading;
- da ultimo, la ricerca include uno studio sul ruolo dei Financial Data Aggregator ("Financial Data Aggregation e Account Information Services") nel mercato dei servizi finanziari al dettaglio, alla luce della previsione contenuta nella PSD II circa il consolidamento delle informazioni riguardanti i conti correnti personali tenuti presso una pluralità d'intermediari su richiesta di un cliente.
A completamento del piano, nella ricerca è presente un contributo ("FinTech: il dibattito internazionale sulla regolamentazione e le misure adottate") volto a fornire, in una prima parte, una rappresentazione organica dei principali temi di discussione sul fenomeno FinTech nei forum pubblici internazionali e, in una seconda parte, una disamina di tipo comparativo dei principali interventi regolamentari od organizzativi realizzati a supporto della sperimentazione e dello sviluppo innovativo delle imprese FinTech.
Infine, è stato previsto nello studio "FinTech e l'inclusione Finanziaria" la trattazione del tema dell'inclusione/esclusione finanziaria delle persone/imprese dal mondo dei servizi digitali, partendo da un inquadramento generale dell'inclusione finanziaria in diretta correlazione al dato di accesso ai canali telematici, con una disamina delle più frequenti trappole comportamentali per gli utenti digitali. Sono inoltre affrontati i principali profili di protezione degli investitori e una panoramica delle "nuove frontiere" delle truffe digitali.

5. Conclusioni
FinTech è riconosciuto come un motore sempre più importante della semplificazione, dell'efficienza e della trasformazione dell'ecosistema finanziario e, dunque, è da considerarsi come un asset strategico da preservare nell'ambito di una rinnovata politica per l'innovazione.
La sfida è all'intero insieme di conoscenze, regole, comportamenti economici e prassi operative consolidate.
L'applicazione estesa della tecnologia digitale e dell'intelligenza artificiale modella dinamicamente i contesti di riferimento, richiedendo crescenti capacità di conoscenza e comportamenti flessibili e adattivi a tutti gli attori in gioco (intermediari finanziari non bancari, banche commerciali, gestori di infrastrutture di mercato, altri soggetti del sistema finanziario e anche alle autorità di vigilanza).
La ricerca che la Consob si appresta a pubblicare in un'apposita collana dedicata al FinTech - grazie al fondamentale lavoro delle Università che hanno partecipato alla realizzazione dei vari saggi dell'opera - intende essere un contributo intellettuale alla costruzione di questa politica per l'innovazione come volàno di sviluppo economico e sociale, nel rispetto dei principi generali di integrità dei mercati e di protezione degli investitori. Spetta infatti alle istituzioni il compito di salvaguardare il sistema dei valori proprio di un'economia aperta a beneficio della società nel suo complesso.

 

Autori
Giuseppe D'Agostino - Vice Direttore Generale Consob (g.dagostino@consob.it)
Pasquale Munafò - Consob (p.munafo@consob.it)