LE SCELTE DI PORTAFOGLIO DEGLI INVESTITORI RETAIL E LA CONSULENZA FINANZIARIA

 

Le scelte di portafoglio degli investitori retail e il ruolo dei servizi di consulenza finanziaria

M. Gentile, G. Siciliano

N. 64 - luglio 2009 [formato PDF] 
 

Abstract
La crisi finanziaria ha avuto un impatto molto rilevante sulle scelte di allocazione della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane e ha riportato all'attenzione delle Autorità di vigilanza l'importanza dei servizi di consulenza finanziaria nell'orientare i comportamenti degli investitori non professionali, soprattutto nelle fasi di maggiore incertezza che caratterizzano l'andamento dei mercati. I servizi di consulenza possono contribuire a correggere alcuni errori tipici degli investitori retail (eccessiva concentrazione della ricchezza sui depositi, scarsa diversificazione del portafoglio per rischio di mercato e di emittente, trading eccessivo) generando un impatto positivo sull'integrità, sullo sviluppo e l'efficienza del mercato dei capitali. Tuttavia, i servizi di consulenza sono relativamente poco diffusi fra le famiglie italiane: quasi i 2/3 delle famiglie dichiara di avere un consulente finanziario ma è possibile stimare che solo il 20% circa delle famiglie riceve effettivamente servizi di consulenza. Gran parte delle famiglie, dunque, pur avendo un consulente finanziario di riferimento, non ha di fatto alcun rapporto significativo con tale soggetto (situazione definita come "consulenza passiva"). Inoltre, il 60% circa delle famiglie che ha un'esposizione al mercato finanziario – nel senso che possiede prodotti o strumenti finanziari rischiosi, quali azioni, obbligazioni, prodotti del risparmio gestito, polizze a contenuto finanziario e fondi pensione – non riceve servizi di consulenza. La maggioranza delle famiglie gestisce dunque l'esposizione al mercato finanziario senza alcun supporto di natura consulenziale da parte degli intermediari. È dunque importante analizzare i fattori che spiegano la domanda di servizi di consulenza da parte delle famiglie e l'impatto dell'offerta di tali servizi sulle scelte di portafoglio. Il lavoro mostra che la diffusione dei servizi di consulenza dipende non solo da alcune componenti che caratterizzano il profilo socio-economico delle famiglie, ma anche dalla percezione della presenza e dell'intensità di conflitti di interessi e dal giudizio sul livello qualitativo dei servizi. In particolare, a parità di altre condizioni, le famiglie con una maggiore ricchezza finanziaria (ultimo quartile della distribuzione) hanno una probabilità di ricevere servizi di consulenza di 20 punti percentuali più elevata rispetto alle altre famiglie, mentre la probabilità di ricevere servizi di consulenza si riduce di 10 punti percentuali per le famiglie più avverse al rischio. Le famiglie che ritengono che il consulente sia in conflitto di interessi oppure hanno la percezione di una qualità dei servizi non elevata hanno invece una forte probabilità di interrompere i legami con il consulente e di passare ad una situazione di "consulenza passiva". Il lavoro mostra poi che l'offerta di servizi di consulenza ha un impatto molto rilevante sulle scelte di portafoglio delle famiglie. A parità di altri fattori, le famiglie che ricevono servizi di consulenza hanno una probabilità di oltre 20 punti percentuali più elevata di detenere prodotti o strumenti finanziari rischiosi, probabilità che sale ulteriormente quando vi è la percezione di un forte legame fiduciario (assenza di conflitti di interessi) e di una elevata qualità del servizio. Questo effetto è dovuto quasi interamente ad una maggiore probabilità di detenere prodotti del risparmio gestito e polizze a contenuto finanziario. Il lavoro mostra, infine, che, a parità di altri fattori, le famiglie che ricevono servizi di consulenza investono circa il 9% in più della loro ricchezza finanziaria in prodotti del risparmio gestito e in polizze a contenuto finanziario e circa il 4% più in azioni e obbligazioni. Complessivamente, le evidenze documentate nel lavoro indicano che le famiglie che ricevono servizi di consulenza hanno un portafoglio più diversificato e meno concentrato sui depositi e titoli di Stato e che la consulenza favorisce la diffusione del risparmio gestito.  
 

Autori
Monica Gentile - CONSOB, Divisione Studi Economici (m.gentile@consob.it)
Giovanni Siciliano - CONSOB, Divisione Studi Economici (g.siciliano@consob.it)

 

JEL Classifications: D1, D8

ISSN 2281-1915 [online]