Il baratto: lo scambio tra produttori

Nelle organizzazioni sociali meno evolute - costituite da comunità domestiche con regole elementari di convivenza - la produzione e lo scambio di prodotti naturali o di animali cacciati o loro derivati (per esempio pellame) avvengono per il sostentamento e la sicurezza degli individui che compongono la famiglia. Si dice quindi che sono volti al soddisfacimento dei c.d. bisogni primari.

Si parla in questi casi di economia di sussistenza, in quanto parte di ciò che si "produce" (caccia, raccolta di frutti spontanei e agricoltura rudimentale) si consuma o si utilizza direttamente e la parte eccedente si scambia con altri prodotti, sempre da utilizzare o consumare direttamente.

Lo scambio di un prodotto con altro prodotto viene chiamato baratto.

Il baratto comporta molti limiti. Se i beni da barattare sono deperibili, ad esempio, l'operazione di scambio dovrà avvenire appena dopo la produzione e i beni così acquisiti dovranno essere consumati in breve tempo. Si pensi a chi produce uva e quindi si trova in possesso di una gran quantità di questa frutta da poter scambiare in ottobre; il problema è che per sopravvivere ha bisogno di poter acquistare altri beni in altri mesi dell'anno.

 

Box Esempi:

Limiti del baratto

Da Adam SMITH,

Sull'Origine e Uso della Moneta – del Libro I dell'Indagine sulla Natura e le Cause della Ricchezza delle Nazioni, Arnoldo Mondadori Editore (1973), Cap. IV – pagg. 26–27

Esempio 1

Supponiamo che un uomo abbia di una certa merce più di quanto gli serva mentre un altro ne abbia meno. Di conseguenza, il primo sarebbe lieto di collocare quel superfluo e il secondo di comprarlo. Ma se per caso il secondo non avesse nulla di cui il primo ha bisogno, tra loro non si potrebbe fare alcuno scambio.

Esempio 2

Chi, ad esempio, avesse voluto comprare del sale e non avesse avuto da dare in cambio altro che bestiame, sarebbe stato costretto a comprare sale per il valore di un bue intero o di un'intera pecora in una sola volta. Difficilmente avrebbe potuto comprarne di meno, giacché ciò che poteva dare in cambio non si sarebbe potuto dividere senza perdite.

 

Quindi nel baratto le fasi della produzione e del consumo finiscono per essere quasi contestuali. Difatti, la decisione di posticipare il consumo dei beni scambiati si scontra con la difficoltà di conservazione dei beni stessi.

Inoltre, il baratto richiede in ogni momento che preferenze e necessità di scambio siano simili tra gli individui e siano al tempo stesso compatibili con i beni disponibili per lo scambio.

Come vedremo, per superare i limiti del baratto dovrà essere individuato un unico bene da utilizzare per acquistare altri beni e che per sua natura sia generalmente accettato da tutti: tipicamente la moneta.[1]   

Il baratto fu utilizzato diffusamente, oltre che nelle fasi primordiali della nostra civiltà, nella prima fase dell'Alto Medioevo a causa di economie chiuse ad assetto agrario-feudale, con pochi scambi mercantili di tipo monetario. La moneta a circolazione locale veniva usata a quell'epoca ad integrazione del valore delle merci oggetto di baratto.

 

[1] In verità, nell'antichità svolgevano la funzione di mezzo di scambio per il commercio, a seconda dei luoghi e nei diversi tempi, il bestiame, lo zucchero, il sale, il pepe e infine i metalli preziosi (vedi Adam Smith, Cap. IV – Sull'Origine e Uso della Moneta – del Libro I dell'Indagine sulla Natura e le Cause della Ricchezza delle Nazioni ).