Il quadro regolamentare europeo

Il quadro regolamentare per il settore finanziario risulta ad oggi fortemente composito. La disciplina nazionale è infatti affiancata da norme prodotte a livello europeo secondo gli obiettivi di libera circolazione e integrazione dei mercati previsti dal Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea.

In particolare, la produzione regolamentare europea in materia finanziaria ha registrato un rilevante sviluppo a seguito dell'emanazione da parte della Commissione Europea del Financial Services Action Plan, in data 11 maggio 1999. Il FSAP individuava infatti quali obiettivi strategici per lo sviluppo del settore finanziario europeo: (i) l'integrazione dei mercati finanziari all'ingrosso, (ii) l'apertura e la sicurezza dei mercati e dei servizi finanziari al dettaglio e (iii) l'armonizzazione e il rafforzamento delle regole di vigilanza.

Per il perseguimento di tali obiettivi di carattere strategico, il Piano di Azione prevedeva, inoltre, l'adozione di 42 provvedimenti tra direttive, regolamenti e raccomandazioni, relativi ai vari settori del mercato finanziario. Il termine ultimo del 2005 per l'implementazione del suddetto Piano è stato successivamente stabilito dal Consiglio Europeo di Lisbona di marzo 2000.

In tale contesto, si è inserita anche l'istituzione di un comitato dei saggi sulla regolamentazione dei mercati europei dei valori mobiliari, con l'incarico di condurre un'indagine sullo stato di sviluppo e di integrazione dei mercati finanziari europei e di avanzare proposte per facilitare tale integrazione. In particolare, nella sua relazione finale, la cd. "Commissione Lamfalussy" ha raccomandato un approccio innovativo alla regolamentazione dei mercati finanziari attraverso la creazione di un quadro normativo articolato su quattro livelli volto ad accrescere la flessibilità, l'efficienza e la trasparenza del processo di regolamentazione a livello europeo nel settore dei valori mobiliari. Tale approccio è stato successivamente accolto sia dal Consiglio Europeo di Stoccolma del 23 e 24 marzo 2001 (nella sua Risoluzione su una regolamentazione più efficace dei mercati dei valori mobiliari nell'Unione europea), sia dal Parlamento Europeo in data 5 febbraio 2002.

Come sopra menzionato, l'approccio innovativo di regolamentazione finanziaria, proposto nel Rapporto Lamfalussy, è fondato su quattro livelli.

Sono stati, dunque, adottati - seguendo il modello "Lamfalussy" - significativi atti legislativi, come, in via esemplificativa, la direttiva 2003/6/CE sugli abusi di mercato, la direttiva 2003/71/CE relativa al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari, la direttiva 2004/39/CE sui mercati degli strumenti finanziari, la direttiva 2004/109/CE sull'armonizzazione degli obblighi di trasparenza.

Nel 2008, nel pieno della crisi finanziaria, è stato poi istituito un nuovo gruppo di lavoro, composto da esperti e guidato da Jacques de Larosière, al fine di individuare alcune raccomandazioni per rafforzare la sorveglianza sul sistema finanziario europeo.

In linea con le raccomandazioni del gruppo de Larosière del 25 febbraio 2009,  la vigilanza europea ha quindi subito una trasformazione che, a sua volta, rappresenta un'evoluzione del precedente modello Lamfalussy.

 

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