Profilatura e valutazione di adeguatezza

La classificazione della clientela

Come cliente al dettaglio (retail) riceverai il livello massimo di tutela degli investitori. La normativa europea in materia (Direttiva MiFID[1]) prevede, infatti, una protezione maggiore per gli investitori con minore conoscenza ed esperienza negli investimenti (clienti retail), mentre gli investitori con maggiore conoscenza ed esperienza in materia (clienti professionali) ricevono una protezione minore. Fra i clienti professionali rientrano le banche, i governi, i fondi pensionistici, le grandi società e, in via eccezionale, alcune persone fisiche.

In determinate circostanze puoi essere trattato come cliente professionale. Potresti averne bisogno per avere accesso a prodotti che non sono a disposizione dei clienti al dettaglio, o se vuoi diventare cliente di un'impresa che non opera con i clienti retail. Se vuoi diventare un cliente professionale è necessario che tu sia in grado di prendere le tue decisioni sull'investimento, di valutare i rischi in cui incorri e di non aver bisogno di un livello elevato di tutela.

Se scegli di diventare un cliente professionale perderai parte della protezione regolamentare applicata ai clienti al dettaglio. L'impresa ti illustrerà questo punto. Ad esempio, in linea generale, riceverai meno informazioni e meno comunicazioni e avvertenze su vari argomenti.

Prima di classificarti come cliente professionale, l'impresa deve innanzitutto valutare se questa categoria è adatta a te. Lo scopo della valutazione da parte dell'impresa è quello di stabilire se sei in grado di prendere le tue decisioni d'investimento e se riesci a capire i rischi connessi.

La tua impresa d'investimento potrà classificarti come Cliente Professionale soltanto se soddisfi almeno due dei seguenti criteri:

  • hai svolto frequentemente delle operazioni finanziarie;
  • hai un ampio portafoglio titoli;
  • hai lavorato nel settore dei servizi d'investimento.
  • Un esercizio di auto-profilatura

A prescindere dalle informazioni rilevate dall'intermediario attraverso il questionario, ci sono alcuni piccoli test che potremmo svolgere in autonomia.

Prima ancora di valutare se e quanto conosciamo un determinato strumento finanziario (azione, obbligazione, covered warrant, fondo comune di investimento, etc.) potremmo chiederci se conosciamo e comprendiamo la relazione esistente tra rischio e rendimento di un investimento e il principio di diversificazione del rischio.

In merito all'esperienza maturata in tema di investimenti, è importante ricordare che l'esito delle scelte pregresse può influenzare il nostro atteggiamento verso un determinato strumento finanziario. Un'esperienza di investimento positiva, ad esempio, può renderci più ottimisti e indurci a sopravvalutare le nostre conoscenze e la nostra capacità (economica ed emotiva) di assumere rischi.

La nostra capacità economica di assumere rischi è influenzata, ovviamente, dal nostro reddito e dalla nostra ricchezza. È importante, però, tenere presenti anche il reddito e la ricchezza complessivi della nostra famiglia, poiché il livello e la distribuzione del reddito e della ricchezza tra i membri di una famiglia possono incidere anche sulle scelte di consumo e investimento dei singoli. Al fine di definire più correttamente la nostra capacità di risparmio (e quindi d'investimento), bisognerebbe inoltre tener conto delle più significative voci di spesa del nostro nucleo familiare (legate ad esempio all'affitto, al mutuo e al numero di figli), nonché dei fattori che possono incidere sulla regolarità e sull'utilizzo delle entrate (l'età di pensionamento programmata, le aspettative di variazioni del reddito, etc.).

I fattori appena citati sono importanti anche ai fini della definizione del periodo di tempo per il quale desideriamo conservare l'investimento e le finalità dell'investimento stesso.

La nostra capacità emotiva di assumere rischi, corrispondente al cosiddetto "profilo di rischio" dell'investitore, dipende da molteplici fattori, quali la nostra personalità e le inclinazioni individuali, il genere, il livello di cultura finanziaria, lo stato emotivo legato all'andamento dell'economia o dei mercati di borsa.

 
1. La valutazione dell'adeguatezza nella Direttiva MiFID

La Direttiva 2004/39/CE (MiFID livello 1) prevede che, ai fini della valutazione dell'adeguatezza, l'intermediario debba ottenere dal cliente informazioni in merito a: conoscenze ed esperienze in materia di investimenti e al tipo specifico di prodotto o servizio, alla situazione finanziaria e agli obiettivi d'investimento.

La Direttiva di attuazione 2006/73/CE (livello 2) suggerisce all'intermediario di richiedere al cliente informazioni in merito a:

  • 1a) servizi/operazioni/strumenti finanziari con i quali il cliente ha dimestichezza; 1b) natura/volume/holding-period/frequenza delle operazioni realizzate; 1c) livello di istruzione e professione o, se rilevante, precedente professione.
  •  2a) fonte e consistenza del reddito regolare; 2b) attività, comprese le attività liquide; 2c) investimenti e beni immobili; 2d) impegni finanziari regolari.
  •  3a) periodo di tempo per il quale il cliente desidera conservare l'investimento; 3b) preferenze in materia di rischio; 3c) profilo di rischio; 3d) finalità dell'investimento.