L'intermediazione finanziaria non bancaria ("sistema bancario ombra")

Come sappiamo la crisi finanziaria del 2007-2008 ha determinato, in primo luogo, una presa di coscienza a livello mondiale dei cambiamenti intervenuti negli anni nella struttura dei sistemi finanziari e, in secondo luogo, un ripensamento sia dell'assetto regolamentare generale del sistema finanziario, sia della stessa politica macroprudenziale.

In questo contesto un ruolo importante lo ha svolto il c.d. Sistema bancario ombra (Shadow Banking System)[1], ossia quel complesso di mercati, istituzioni e intermediari che erogano servizi bancari senza essere soggetti alla relativa regolamentazione in quanto posti al di fuori del perimetro di applicazione delle relative norme (ad esempio: fuori dal perimetro di consolidamento dei conti bancari stabilito a livello normativo).

L'espansione di questo sistema fu dovuto in larga parte alla decisione, assunta da diverse banche negli anni precedenti alla crisi (anche grazie all'utilizzo di nuove tecnologie informatiche e alla scoperta di nuovi strumenti di matematica finanziaria), di "esternalizzare" e portare fuori dal perimetro di consolidamento alcune attività caratterizzate, oltre che da elevati margini di interesse, da un forte profilo di rischio da una rilevante trasformazione delle scadenze e della liquidità e da una elevata leva finanziaria (anche tramite l'utilizzo di strumenti derivati).

Tali operazioni di ‘esternalizzazione', ad esempio, furono realizzate tramite l'utilizzo di società veicolo (Structured investment vehicle- SIV  e Conduit) che esibivano all'attivo gli impieghi a medio e lungo termine ceduti dalle banche e al passivo titoli a breve termine (le cosiddette Asset backed commercial paper – ABCP), garantiti dalle attività bancarie cedute e assistiti da linee di liquidità messe a disposizione dalle banche stesse[2].

Affrontando per la prima volta la tematica nel dicembre 2010 il Financial Stability Board decise di costituire una task force che avesse come priorità quella di raccogliere dati sul fenomeno tramite le statistiche ufficiali (il "flusso dei fondi") unite ad altre informazioni. Secondo quanto originariamente rilevato da questa task force nel 2011[3] nel sistema descritto operavano diverse tipologie di intermediari: fondi comuni monetari, società di private equity, hedge funds, società finanziarie specializzate, imprese di assicurazione e di riassicurazione, succursali e società controllate da istituzioni finanziarie e bancarie come gli SPV (special purpose vehicle) e i SIV (structured investment vehicle). Si trattava di un ‘mondo' che - sempre secondo il FSB - ha conosciuto una crescita sostenuta passando da un valore delle transazioni complessivamente realizzate di 26 mila mld. di $ nel 2002 a quasi 67 mila mld. di $ nel 2011, pari al 111% del PIL mondiale e a circa la metà degli asset dell'intero sistema bancario. Di questo ammontare, il 35% viene generato negli Stati Uniti (ma era il 44% fino al 2007), il 33% nell'Unione Europea e il 13% nel Regno Unito.

Nell'ottobre del 2018 il FSB ha annunciato che il termine "shadow banking" sarebbe stato modificato in "intermediazione finanziaria non bancaria" nelle comunicazioni future. Dai dati raccolti nel Report dell'FSB del febbraio 2020[4] risulta che tale intermediazione ammonta a circa 51,6 mila mld. di $, La consistenza dello stesso è però molto variabile nei diversi Paesi, con percentuali (sugli asset finanziari totali nazionali) che oscillano tra il 4,7% e il 67%, registrate rispettivamente in Olanda e nelle Isole Cayman. Negli Stati Uniti, lo shadow banking system è risultato ancora in diminuzione e pari al 15,4%, mentre in Cina e Australia si registrano percentuali pari al 14,5% e 12,2%, rispettivamente.  In Europa, invece, i tassi più elevati vengono riscontrati in Irlanda (45,3%), Lussemburgo (19,9%) e Germania (11,3%). In Italia, il sistema bancario ombra è meno sviluppato e si attesta al 7,9%.

I rilevanti rischi sistemici determinati dallo Shadow Banking System (tra cui la sua interdipendenza con il sistema bancario, il forte contagio tra intermediari, il disallineamento rispetto al regime prudenziale proprio delle banche, ecc.) hanno accresciuto la consapevolezza circa la probabilità di sviluppo di crisi sistemiche con gravi effetti negativi sull'economia reale, indipendentemente dal paese o dall'area

geografica nei quali si origina il fenomeno (si pensi alla crisi del 2007-2008, nata negli Stati Uniti e poi rapidamente diffusasi anche nel resto del mondo e, primariamente, in Europa, dove lo sviluppo dello shadow banking non era così pronunciato).

Per questa ragione le attività di shadow banking hanno attirato l'attenzione dei regolatori, che hanno approntato diverse misure a livello mondiale (in primis negli Stati Uniti e in Europa) per porre dei freni alla crescita incontrollata e non regolamentata del settore.

Al di là degli aspetti critici legati al sistema di shadow banking, quest'ultimo, come  evidenziato dallla Commissione Europea, se ed in quanto opportunamente regolamentato, potrebbe rappresentare uno degli strumenti più efficaci (alternativi rispetto al ‘tradizionale' sistema di finanziamento bancario delle imprese) per promuovere la crescita in Europa. Con esso, infatti, si potrebbero sviluppare per le imprese forme alternative di finanziamento all'indebitamento bancario, così come il ricorso diretto al mercato dei capitali e ciò all'interno di quel più ampio percorso strategico che potrebbe portare a breve alla creazione in Europa di un mercato unico dei capitali.

 

[1] L'espressione Shadow Babnking System è stata introdotta per la prima volta da P. McCulley, Teton Reflections, Global Central Bank Focus, Federal Reserve of Kansas City, Jakson Hole Economic Symposium, August/September, 2007.

[2] Una modalità alternativa di cartolarizzazione prevedeva l'emissione dei cosiddetti Collateralised Debt Obligations (CDO) sempre tramite apposite società veicolo (spesso indicate anch'esse con la sigla CDO).

[3] FSB, Shadow Banking: Strenghtening Oversight and Regulation. Reccomandations of the Financial Stability Board, Basilea, ottobre 2011.

[4] FSB, Global Monitoring Report on Non-Bank Financial Intermediation 2019,, Basilea, gennaio 2020, https://www.fsb.org/wp-content/uploads/P190120.pdf