La crisi da Covid-19 - La crisi in Italia

 

LA CRISI IN ITALIA

Le misure di distanziamento sociale introdotte nel nostro Paese a seguito della pandemia sono state severe e hanno riguardato dapprima la chiusura delle scuole e la sospensione di eventi pubblici (5 marzo 2020), poi a partire dal 9 marzo l'introduzione di varie limitazioni alla libera circolazione di persone anche all'interno dei confini nazionali, per culminare, il 28 marzo, nel fermo all'attività di diversi settori produttivi ritenuti non essenziali e nel ricorso, ove possibile, al lavoro da remoto (smart working). L'ampiezza della portata delle misure di distanziamento sociale adottate in Italia si può cogliere attraverso alcuni indicatori congiunturali relativi, ad esempio, al traffico autostradale e alla domanda di energia elettrica. Le restrizioni sono state gradualmente rimosse a partire dal 4 maggio; dal 3 giugno, infine, sono stati rimossi i limiti alla libera circolazione nel territorio nazionale (cosiddetta fase due; vedi le misure del Governo).

 

Indicatori congiunturali dell'impatto del lockdown in Italia ... vedi

 

Gli effetti economici del lockdown sono apparsi sin da subito severi. Come illustrato in precedenza, le previsioni sulle prospettive economiche pubblicate da diverse istituzioni internazionali mostrano un impatto della crisi molto più marcato in Italia rispetto a quello stimato per altre economie avanzate e, in particolare, per quelle dell'area euro. Ciò dipende da vari fattori. In primo luogo in Italia l'epidemia si è diffusa con alcune settimane di anticipo rispetto alle altre economie avanzate (vedi le misure del Governo). Tale circostanza ha determinato il manteni­mento di misure di distanziamento sociale per un periodo più prolungato con impatti diretti legati alla sospensione delle attività dei settori sottoposti a fermo produttivo e impatti indiretti legati al deterioramento delle relazioni intersettoriali, al calo del reddito disponibile e quindi dei consumi dei lavoratori, al calo della fiducia e all'aumento dell'incertezza. Le ultime analisi ISTAT su dati di contabilità nazionale relativi al 2017 indicano che la limitazione delle attività produttive nel mese di marzo 2020 coinvolgerebbe il 34% della produzione e circa il 27% del valore aggiunto (ISTAT Nota Mensile n. 3/2020). I dati ISTAT per il primo trimestre del 2020, infine, mostrano che il Pil ha registrato un calo pari al 5,3% rispetto al trimestre precedente e al 5,4% nei confronti del primo trimestre del 2019 (vedi il comunicato stampa dell'Istat «Le prospettive per l'economia italiana nel 2020-2021»).

 

In secondo luogo, l'attività economica in Italia si caratterizza per il contributo significativo di uno dei settori più duramente colpiti dalla crisi, ossia il settore terziario. Secondo il World Travel and Tourism Council (WTTC), nel 2017 l'industria turistica in Italia ha contribuito al 5,5% del Pil; se si considerano anche gli effetti indiretti, quali ad esempio quelli derivanti dai consumi dei lavoratori nel settore (che impiega circa il 6,5% degli occupati), il dato supera il 13% (a fronte del 9,5% e dell'8,6% rispettivamente per Francia e Germania. L'epidemia farà sentire i suoi effetti economici più intensamente e più a lungo nel settore dei servizi (a cui si riferiscono attività come il turismo, la ristorazione e l'intrattenimento) rispetto ad altri settori, quali ad esempio quello manifatturiero.

In terzo luogo l'economia italiana è fortemente dipendente dalle esportazioni, come si evince dai dati relativi ai contributi alla crescita del Pil riportati nella figura che segue.

Il Pil italiano nel 2019: composizione e contributi alla crescita delle diverse componenti

 

Questa circostanza determina un'ampia contrazione del prodotto nei periodi, come quello attuale, in cui il calo del commercio internazionale risulta particolarmente rilevante. Stime recenti della Banca d'Italia e del FMI indicano una riduzione del commercio globale nel 2020 dell'ordine del 10% circa, valore analogo a quello registrato nel 2009.

 

Andamento del commercio estero dell'Italia ... vedi

 

In Italia anche le conseguenze sociali della crisi sembrerebbero potenzialmente più rilevanti rispetto agli altri Paesi europei. Un'indagine pubblicata ad aprile 2020, promossa dall'Osservatorio Giovani dell'Istituto Toniolo e dal Ministero per le Pari Opportunità e la Famiglia, relativa a un campione di individui di età compresa fra i 18 e i 34 anni e residenti nei principali Paesi europei, evidenzia che il 60% dei giovani italiani ritiene che l'emergenza sanitaria avrà conseguenze negative sui propri piani futuri, seguiti a distanza dai giovani francesi e tedeschi (rispettivamente il 46% e il 42%). In particolare, gli intervistati italiani, a seconda dell'ambito di riferimento, esprimono tassi di rinuncia ai propri progetti di vita fino a 20 punti percentuali superiori a quelli dichiarati dai coetanei europei, che affermano invece più frequentemente di dover soltanto posticipare i propri progetti.

 

L'impatto sui mercati finanziari